Le inversioni importanti ed i ritracciamenti profondi sono avvenuti con aumenti della volatilità di almeno 15 - 25 punti a trimestre. Ora stiamo andando verso i 9 punti. La situazione quindi si fa calda ed è consigliabile monitorare l'andamento di questo indice.
Questo Index, infatti, non è tanto un indicatore quanto un vero e proprio “future” sulla volatilità. Infatti, comprando o vendendo il VIX, gli operatori scommettono su un possibile rialzo o ribasso della volatilità nel mercato azionario americano. Oggi sembra che pochi scommettano in un forte recupero della volatilità, sui mercati Usa, prima di Natale. La volatilità di Piazza Affari si comporterà proprio come quella Usa. Quindi se la volatilità dovesse ancor di più diminuire sul mercato americano, come gli operatori sembrerebbero credere oggi, è del tutto probabile che la stessa possa diminuire ulteriormente anche sul mercato italiano. La volatilità a Piazza Affari potrebbe mantenersi particolarmente modesta. Per i trader che puntano sulla volatilità non è una buona notizia: se il range è ristretto si hanno meno occasioni di scalping. Per chi vuole passare il Natale tranquillo invece è una buona notizia. Questa visione è in sintonia con il tradizionale rialzo natalizio durante il quale tutti i Fondi sistemano le loro posizioni in modo da chiudere l'anno con una performance il più possibile positiva; cioè stanno tutti dalla stessa parte del mercato comprando titoli a piccole dosi in modo che i portafogli s'ingrossino ed i bilanci siano positivi senza alzare troppo la volatilità e gli indicatori di eccesso; quindi si staccano "il bonus" per aver fatto meglio dell'indice di riferimento e vanno in vacanza. Quando rientrano vendono qualcosa per incassare parte del rialzo e riprendono poi a sostenere i titoli in portafoglio fino a marzo. Questo quadro potrebbe, in assenza di fatti dirompenti, continuare in regime di bassa volatilità per un certo periodo anche se sotto i 10 punti il VIX non rimarrà per molto.

Un
VIX basso significa inoltre che il mercato non ha paura, e tutti sanno che quando "
non ci sono problemi" bisogna cominciare a preoccuparsi del futuro. Un aumento della volatilità probabilmente segnalerà un cambio progressivo di direzionalità e poichè finora gli indici sono saliti si può pensare più facilmente ad un ritracciamento dei mercati o ad oscillazioni precedenti una tendenza di fondo al ribasso. Ma con quali tempi e per quali ragioni? La cosa che mi viene più facile da pensare è che un cambio di volatilità importante potrebbe avvenire in marzo con una prossima guerra in
Libano. Eventualità considerata molto probabile tra febbraio ed aprile dagli strateghi militari visto il continuo e forte riarmamento in atto attualmente. Poi c'è la frenata dell'economia americana che ora offre qualche timido presagio, ma forse a marzo sarà più preoccupante (speriamo di no ovviamente). Intanto tra novembre e dicembre c'è da spettarsi forse uno storno da eccesso del quale si può approfittare.
Nel grafico blu che rappresenta il VIX negli anni 1990-2006, la volatilità presenta dei “
picchi” o dei minimi, in periodi con una propria tendenza di fondo. Nella prima parte degli anni ’90, la volatilità s’è mantenuta ad un livello basso compreso tra i 10 ed i 20 punti e, per la gran parte del tempo, stabilmente sotto i 16 punti. Ci sono stati anche dei “picchi” di volatilità oltre i 20, ma s’è trattato d’eventi assolutamente estemporanei. Nella seconda parte, invece, lentamente ma progressivamente, la volatilità ha preso ad alzarsi finendo con lo stabilizzarsi oltre i 20 punti e minimi comunque superiori ai 16. A cavallo degli anni 2000, però, la volatilità s’è fatta più forte, con oscillazioni, anche di 30 punti circa a trimestre, oscillazioni che non s‘eran mai viste nei due periodi precedenti. Con il 2003, infine, la volatilità è tornata a scendere lentamente ed al momento (escludendo picchi estemporanei, come quelli del secondo trimestre di quest’anno) si mantiene in un alveo ancor particolarmente moderato, compreso tra i 10 ed i 16 punti. Ora però siamo scesi
sotto i 10 punti con gli indicatori stocastici compressi in modo eccessivo, raggiungendo livelli dai quali la volatilità ha sempre aumentato la propria
magnitudo.
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