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Dubai Rischio Default Tremano Borse e Banche Dubai World, holding statale degli emirati arabi uniti, con 59 miliardi di dollari di passività (il 70% dell'intero debito statale del Dubai) ha chiesto ai creditori una moratoria di sei mesi sul debito e sta cercando di rinegoziare le sue posizioni, compreso un bond islamico da 3,52 miliardi della controllata Nakheel Properties, in scadenza il 14 dicembre. Il bollettino: Londra -3,18%; Parigi -3,41%, Francoforte -3,25%, Madrid -2,58%, Milano -3,60%, Amsterdam -3,62%, Stoccolma -3,27%, Zurigo -2,16%.
Diventano sempre più forti i timori di una caduta dei mercati innescata dal possibile crack del Dubai. A mettere in allarme gli investitori di tutto il mondo è stata la notizia che Dubai World, la holding statale che controlla la maggior parte delle attività immobiliari della città stato degli Emirati Arabi ha chiesto ai creditori un congelamento provvisorio del suo maxi debito da 59 miliardi di dollari almeno fino al 30 maggio 2010. L'andamento del CDS. Come mostra l'andamento dei default swaps del credito sovrano del Dubai (CDS) sono in forte rialzo dopo la notizia che Dubai World chiede una moratoria sui circa 60 miliardi dollari di debito. Come dimostra l'andamento grafico del CDS degli altri paesi arabi del golfo, questo sta provocando un "contagio" tra le capacità di credito del debito golfo di altri sovrani. Dubai prende il denaro da Abu Dhabi, che finirà per intervenire in loro aiuto. Sul mercato si assiste ad un riposizionamento sul rischio ed all'abbandono delle posizioni più speculative sui Paesi con basso merito creditizio che in questi ultimi mesi erano stati presi d'assalto dagli investitori alla ricerca di rendimenti alti. Non si tratta soltanto di Stati esotici, il movimento ha ripercussioni anche in Europa. Il credit default swap a cinque anni del debito della Grecia, cioè il costo per assicurare i titoli di stato greci è salito a 201,1 punti base dai 192,7 punti base di ieri. Assicurare 10 milioni di euro in bond della Grecia costa 201.100 euro l'anno dai 192.700 di ieri. A inizio ottobre era a 120 punti base. Intanto, il dollaro recupera spazio dai minimi di ieri e viene scambiato a 1,498 contro euro. Prende il via un rafforzamento di dollaro contro Euro e contro Yen: nel 1995 il $ contro il basket delle trade weighted currencies salì del 28% da gennaio a giugno. La debolezza dello Yen sarebbe poi di aiuto al ripristino del carry trade in Japan e quindi allo spostamento del carry trade trend da US a Japan: utile per trovare poi nel corso del 2010 un livello di entrata più stabile per gli acquisti su azionario. Scivolano invece il petrolio (Wti -2,3% a 76 dollari) e l'oro (-0,8% a 1.182) dopo il record di stamattina a 1.195 dollari l'oncia. A Piazza Affari affonda Buzzi -5%, il titolo della società cementifera è stato declassato da Goldman Sachs da neutral a sell. Ribasso non troppo diverso per Italcementi -4,5%. Impregilo -4,5%, la società è esposta con il Dubai e una commessa già assegnata potrebbe essere a rischio. Si scatenano le vendite sui titoli delle società finanziarie. Nel comparto delle banche la peggiore è Banco Popolare -4,3%. Ribassi pesanti anche per le altre: Unicredit -4,2%, Intesa Sanpaolo -3,7%. Cede terreno anche Banca Pop. Milano -1,5%, positiva fino a inizio pomeriggio. Cali nell'ordine dei quattro punti percentuali per Generali Unipol e Fondiaria Sai . Male gli industriali come Fiat -2,8%, Pirelli -5,6% e Finmeccanica -4,8%. Non si salvano dalle vendite le utility: Enel -2,7%. Si muove in sintonia con l'indice Eni -2,5%.(websim) |