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CORRELAZIONE AL 60% CON IL 1973  "La storia non si ripete, ma imita molto" diceva Twain. Il grafico qui a sinistra, creato dall'americano John Marsh, lo conferma a vista . Paragonando il presente con il periodo borsistico del 1973 -74 si possono osservare delle evidenti correlazioni che arrivano fino al 60%. Forse il mercato attuale imita gli anni 1973-74 e quindi dovremmo aspettarci forse una fase ribassista. Tuttavia di questi confronti con la storia ce ne sono parecchi ed anche quando si ripetono raramente sono perfettamente uguali. ( continua)
Un secondo interessante confronto, che scopre molte somiglianze, è quello con il periodo del 1907 dell'indice Dow Jones Industrials. Anche in questo caso le prospettive sono ribassiste e come si vede dal grafico ci porterebbero ad un ritracciamento del 50% con un minimo nel novembre di quest'anno; prospettiva questa confermata anche dal timing calcolato dal siderografo di Bradley.

Più attuale il confronto con il 1987, che molti riprendono essendo il più recente e anche il più distruttivo. Su questa correlazione con il 1987, tuttavia, i pareri non sono concordi. Vediamo alcuni pro e contro? Birinyi Associates nota che il rialzo del mercato azionario è abbastanza diverso dal 1987. Le azioni hanno avuto un buon rally da ottobre del 2002 fino a poco tempo fa, come hanno fatto prima di ottobre del 1987. Ma lo S&P 500 quella volta era su dell'80% durante i due anni precedenti la discesa dell'87; ora lo S&P ha guadagnato soltanto un 18% durante i due anni scorsi. E' difficile considerare cioò un preparativo per una correzione del 23% in un giorno come nell'87! Il grafico mostra che la linea rossa dello S&P500 attuale è molto più bassa dello S&P500 del 1987; quindi in ogni caso, se ci sarà ribasso, non sarà molto profondo, perchè già ora ci troviamo su livelli inferiori ai livelli di supporto post crash del 1987. Di parere opposto invece Alessandro Fugnoli su WSItalia: "Da un paio di settimane c’è un gran parlare della possibilità di un nuovo 1987. La discesa attuale, si dice, è solo preparatoria, come fu quella dell’agosto di quell’anno. Fra qualche giorno, continua il ragionamento, il mercato si stabilizzerà e tutti torneranno a comprare, archiviando rapidamente come banale correzione questa prima discesa. Solo più avanti nell’estate arriverà il vero crash, lo tsunami, the Big One". Anche Giuseppe Turani sembra aspettarsi il peggio: "...Che cosa succederà adesso? In questo caso le teorie sono soltanto due, anche se entrambe poco rassicuranti. La prima (la più moderata) sostiene che si andrà giù ancora del 5-6 % (forse addirittura del 10 %). Poi tutto si fermerà e si tornerà a ragionare. Le signore e gli operatori potranno tornare a comprare titoli in Borsa. La seconda teoria è più amara e sostiene che i listini (salvo interventi straordinari della Federal Riserve, la banca centrale americana) andranno giù come mattoni ancora a lungo, anche del 20-30 %, fino a riportare i prezzi delle azioni verso livelli più ragionevoli e più accettabili"... Certo le correlazioni e la "storia" degli indici sono importanti. In questo caso non lasciano spazio interpretativo sulla direzione che prenderà il mercato. Gia da aprile ( lo si poteva vedere osservando il COT ) gli istituzionali hanno iniziato a coprire i loro portafogli. I pareri dissentono ora solo sulla % di ribasso e sui livelli di supporto. E qui tutte le ipotesi sono aperte.
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