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I Mercati Azionari hanno compreso? L’ attesa “correzione” dai massimi di Shanghai c’è stata, ma ha avuto finora entità modesta. I mercati occidentali hanno imparato la lezione del 27 Febbraio 2007, quando la discesa di oltre 9 punti percentuali dell’SSE Composite Index fece temere per la tenuta della crescita economica del gigante asiatico. Ma, come ho sottolineato la scorsa settimana, la borsa cinese in questi ultimi 12 mesi si è trasformata da luogo per gli scambi di beni immobiliari in una vera e propria bisca, dove letteralmente milioni di persone hanno gettato sul tavolo i loro risparmi.
La correzione di Febbraio non fu altro che una presa di beneficio di chi aveva preferito ritirare parte delle vincite, e non una correzione basata sui fondamentali che si deterioravano. Ma ormai il gioco è stato smascherato: gli alti e i bassi degli indici cinesi non hanno nulla a che vedere con il valore reale delle azioni che li compongono, ma sono legati soltanto alla fiducia o al timore che il loro prezzo aumenti o diminuisca. I nostri mercati se ne sono accorti e non gli danno più di tanto peso. Un dato soltanto, per capire: il P/E medio (price over earnings) dell’ SSE Composite Index è a oltre 50, mentre quello del Dax 30 a meno di 17; cioè “acquistare gli utili” delle aziende cinesi costa 3 volte tanto rispetto a quello delle migliori aziende tedesche. Chi investe dovrebbe riflettere su questo; ogni yuan investito in aziende dell’indice rende ora meno del 2%. Se, quindi, la correlazione tra mercato azionario cinese e resto dei mercati mondiali si è interrotta, non possiamo dormire sonni tranquilli sperando che da noi le cose continuino ad andare a gonfie vele per sempre. Un crollo della fiducia in Cina, insieme alla distruzione di ricchezza che comporterebbe un ritorno delle quotazioni al valore di solo 6 mesi fa, avrebbe senz’altro un contraccolpo anche lontano dall’oriente, ecco perchè i continui richiami delle autorità economiche cinesi alla moderazione, e le misure fiscali restrittive, devono essere acettate di buon grado. Sono il tentativo di portare in Cina quel soft landing che gli USA stanno praticando attraverso una politica di stretta monetaria per raffreddare il mercato immobiliare. L’ Europa, dal canto suo, ha raggiunto il suo massimo potenziale di crescita e la BCE sta ripercorrendo i passi fatti dalla FED per eliminare l’eccesso di liquidità in circolazione attraverso una continua e graduale serie di rialzi del tasso d’interesse; il mio target è del 4,50% entro la fine dell’anno solare. A cura di Simone Paolini (www.salex.it) |
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