Si discute ripetutamente sull'effetto dell'inversione della curva dei rendimenti nel passato. La maggior parte della gente ha criticato l'annotazione storica che usa come indicatore questo rapporto insolito fra i rendimenti. In questo modo hanno forzato la credulità per arrivare in qualche modo alla conclusione che questa volta realmente è una cosa diversa.
Da Birinyi Associates, c'è l'annotazione storica di che cosa chiamano "inversioni intenzionali della curva".
Nel grafico che riproponiamo si può veder come le inversioni passate della curva abbiano nel periodo 1971 - 2006 annunciato sempre un periodo recessivo.
Ci sono poi alcuni aspetti economici del momento che rendono le considerazioni fatte perticolarmente allarmanti. Il Prof Arcucci infatti sostiene che attualmente molti economisti siano convinti che il nemico da battere sia l'inflazione. Qui riportiamo l'indice CPI(source: Natexis Bleichroeder). Negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso si dava poca importanza all'inflazione e si abbracciavano senza riserve le teorie keynesiane. Oggi le banche centrali non si rendono conto che questa espansione incontrollata della liquidità porterà la deflazione.
Altri economisti si chiedono invece se siamo entrati in un periodo di stagflation (stagnazione più inflazione, come negli anni Settanta). Sembra di no perchè, nel corso del 2004 e del 2005 e fino ad aprile 2006 abbiamo assistito ad una inflazione da credito che ha sollevato i prezzi di tutto: materie prime, petrolio, obbligazioni e listini azionari.
Ma da qualche tempo affiorano problemi al ciclo creditizio. La capacità di rimborso di famiglie e imprese non costituisce una variabile indipendente, ma è il frutto essa stessa della propensione delle banche e degli altri intermediari finanziari di mantenere inalterato o crescente il livello delle concessioni creditizie. Se la quantità di credito al sistema si riduce, debitori prima ritenuti solvibili, nelle nuove condizioni non lo saranno più, poiché, come si è detto, il merito di credito, in gran parte, non dipende dal conto economico e patrimoniale del debitore, ma dal livello del credito concesso dalle banche al sistema economico. Il ciclo del credito si autoalimenta, sia in senso espansionistico (più credito, più merito del credito, più credito), sia in senso riduttivo (meno credito, meno merito del credito, meno credito).
Da qualche settimana i motori del credito girano in direzione contraria rispetto a prima. Il sistema finanziario non funziona bene. Stà lentamente montando, non una inflazione "monetaria", ma "creditizia". L'intero sistema economico oggi è saturo di credito fino all'inverosimile ed è noto che, in queste condizioni, se si manifesta una inversione del ciclo del credito le conseguenze di ciò non possono che essere di tipo deflazionistico.
Le banche centrali stanno combattendo contro l'inflazione con i loro mezzi:i tassi. Aumentandoli e restringendo la liquidità hanno provocato un forte ridimensionamento di commodity e mercati azionari tra maggio e giugno. Negli USA ci sono i primi segni di rallentamento dell'economia.
Le vendite al dettaglio stanno rallentando in un'economia dove i consumi privati contano per oltre il 70%. Anche il mercato immobiliare sta rallentando. Negli ultimi anni, in America, l'aumento delle quotazioni immobiliari e la riduzione dei tassi sono stati fondamentali per alimentare i consumi. Il proprietario immobiliare infatti accendeva un mutuo, ad esempio per l'85% del valore dell'immobile, che andava a sostituire quello precedente. Ma poichè il valore dell'immobile era cresciuto, quell'85% corrispondeva ad un valore maggiore del mutuo precedente. Una volta pagato il vecchio mutuo restavano quindi risorse finanziarie da dedicare ai consumi e per giocare in Borsa. Ora con le Borse in calo e tassi in rialzo, questo "gioco" diventa sempre più rischioso. Conseguenza: calano i consumi. Non solo. I "debitori" hanno difficoltà a ripagare i debiti. Le insolvenze portano poi a fallimenti, inesigilbilità dei crediti bancari, aumento dei tassi di finanziamento per il maggiore rischio di credito e quindi ad un'ulteriore riduzione della liquidità.
Quello che succede in Usa condizionerà il resto del mondo. Come l'Europa anche Cina, Giappone e altri paesi emergenti sono fortemente dipendenti dalle esportazioni verso gli Stati Uniti. Questi dati mostrano che un serio rischio di recessione ci viene incontro probabilmente nel 2007. Le banche centrali continuano intanto a combattere l'inflazione mentre l'aumento del prezzo del petrolio e le tensioni internazionali continuano a porre l'attenzione sul pericolo inflazione. La Fed combatte la "paura dell'inflazione" per evitare che ci sia una progressiva fuga dal dollaro e si riduca la liquidità in circolazione.
Se lo scenario recessivo si presenterà ci saranno investimenti buoni ed altri che saranno da evitare. Per esempio i bond a lunga scadenza performano di solito molto bene poichè i tassi si abbassano e aumenta la domanda. Le azioni invece non vanno bene poichè gli utili scendono (generalmente poi salgono nella fase finale recessione). L'oro dovrebbe salire perchè le banche centrali tornano ad espandere la moneta.
( Source: Ticker Sense) Sullo stesso argomento puoi leggere anche "Curva pericolosa"
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