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Pagina 1 di 2 LO YEN SCENDE E LE BORSE RIPRENDONO QUOTA (a cura di Natalino Bittanti) Tassi invariati, il volume dei carry trades, andamento del cambio yuan dollaro, principali movimenti dei cross primari.
una settimana relativamente tranquilla, omogenea, con le Borse azionarie in buona ripresa. Dai picchi del periodo 16 / 23 febbraio, le Borse che avevano perso in termini di indice da un - 5% (New York) a un - 8% (Tokyo) sono riuscite a recuperare la gran parte delle perdite; per la precisione, New York recupera da - 5.14% a - 2.24%, Tokyo da - 7.94 a - 2.20% (parità perfetta tra New York e Tokyo) e Francoforte, infine, da - 5.89% a - 1.33%. L'Europa è relativamente favorita dalla massa di fusioni & acquisizioni in atto e in divenire che sorreggono le quotazioni. Il rimbalzo dei titoli legati al comparto auto e al comparto petrolifero hanno aiutato a ricomporre un quadro con più di un elemento di precarietà. E i cambi? E' successo poco, sia per il fatto che si è trattata di una ottava con dati macroeconomici di scarso spessore sia per il fatto che dalla riunione del Fomc (Federal Open Market Committee), braccio operativo della Federal Reserve Bank, è uscito un nulla di fatto in tema di tassi di interesse che non ha disturbato nessuno. Il commento che ha accompagnato la decisione è stato letto come un evento positivo per i mercati azionari. Il dollaro ha persino recuperato terreno contro euro dopo aver subìto un arretramento sino a 1.3410 e i due temi dominanti, i cross euro/yen ed euro/chf, sono ritornati a muoversi nella direzione di una prosecuzione della debolezza sia dello yen che del franco svizzero. Non è ancora un quadro consolidato e stabile, perché da Wall Street possono uscire incertezze e turbolenze, ma vale la pena di ricordare che rispetto alla crisi dei mercati borsistici di maggio/giugno del 2006, la correzione al ribasso fatta registrare in questa circostanza è stata, grosso modo, la metà rispetto ad allora e la velocità temporale del recupero assai pronunciata. Andamento dei mercati: punti salienti della settimana | Gli eventi della settimana si limitano a poche cose: tassi invariati per Stati Uniti e Giappone e dati macroeconomici di scarso rilievo sulle due sponde dell'Atlantico. | Banca del Giappone: tassi invariati allo 0.50% | Nessuno si aspettava novità dalla riunione della BoJ e così è stato; passeranno probabilmente mesi prima che si torni a parlare di un eventuale ulteriore rialzo del tasso ufficiale in Giappone dallo 0.50% allo 0.75%. | Federal Reserve Bank:tassi invariati al 5.25% | Solo un atto di coraggio avrebbe potuto spingere Bernanke e i Governatori riuniti in seduta il 20 e il 21 marzo a decidere per un eventuale abbassamento del tasso ufficiale dal 5.25% al 5%. Non avendo ancora il Board della Fed del tutto acquisito una credibilità a tutto campo (siamo ancora sotto il peso un po’ ingombrante di Alan Greenspan), il mantenimento di tassi invariati ha lasciato i mercati azionari soddisfatti, favorendone il recupero. La lettura dell'analisi seguita alla decisione, come sempre, ha avuto più un'interpretazione. L'opinione prevalente fa rimarcare che dall'economia arrivano segnali contraddittori, parte positivi e parte negativi e che dal mercato immobiliare e dal connesso mercato dei mutui immobiliari arrivano segnali tali che è presto per poter trarre conclusioni sulla profondità del malessere. Quindi è meglio aspettare prima di una decisione. Quello che è emerso abbastanza chiaramente è che è venuta meno la preoccupazione (e la vigilanza) per l'andamento dell'inflazione. Segno che se e quando un movimento dei tassi ci sarà, sarà più al ribasso che non al rialzo. | Carry trades: euro/yen | euro/chf | usd/yen | Il mercato si è scatenato nel rimontare posizioni al ribasso di yen e di franchi svizzeri, in parte smontate nel periodo 27 febbraio - 6 marzo. Il movimento partito 'in primis' dallo yen ha contagiato il franco svizzero e il usd/yen che è risalito a 118.25 prima della correzione finale di venerdì' 26 marzo. Parte del mercato ha mantenuto un atteggiamento di cautela mentre una parte cospicua continua a ritenere tali posizioni immuni da rischi eccessivi. Le Banche Centrali, presenti a parole, ma assenti per quanto riguarda un minimo accenno di interventi, alimentano il convincimento che il grado di rischio si mantiene limitato e supportato sul medio e lungo periodo dell'ampio cuscinetto del differenziale di tasso: ripetiamo 4.75% pro-dollaro against yen ; 3.25% pro-euro against yen; 4.75% pro-sterlina against yen per non parlare del 7% a favore del kiwi della Nuova Zelanda against yen (sotto forma di sottoscrizione degli Uridashi Bond = obbligazioni in kiwi create e destinate al ricco parco degli investitori giapponesi, affamati di rendimenti). | Volumi dei carry trades: 25.000 miliardi di usd solo sullo yen | Nel Salex Morning Advisor del 20 marzo 2007, dedicato quasi esclusivamente al problema dei carry trades, viene formulata una stima del fenomeno che, ripetiamo, consiste nel prendere a prestito degli yen per cederli poi investendo il ricavato nell'acquisto di tutto quello che ha un tasso di rendimento interessante: dall'euro al dollaro, dal kiwi della Nuova Zelanda al rand sudafricano, dall'oro al cacao. Questa cifra, se la stima è corretta, inquadra un fenomeno di dimensioni epocali per un ammontare di 3 trilioni di yen che tradotti in dollari americani fanno circa 25.000 miliardi di dollari e che tradotti in euro fanno circa 19.000 miliardi di euro. Questo ammontare è pari a due volte il GDP o Pil americano. Incredibile e spaventoso a dirsi! La domanda che ci siamo posti, strada facendo nell'inferno delle tangenziali attorno a Milano, è stata la seguente: in questi 15 anni di deflazione dell'economia giapponese, dal 1980 al 2005, per ovviare al gigantesco problema in cui il Giappone era venuto a trovarsi, la Banca del Giappone, evidentemente ha stampato moneta in grande quantità per permettere ai mercati di indebitarsi in yen. E' chiaro che se la liquidità in yen fosse inferiore al livello attuale, non si potrebbero vendere degli yen che non esistono. Se gli yen esistono, li puoi prendere in prestito e magari vendere contro qualcos'altro. Se l'economia del Giappone, prolungasse questa fase di ripresa e se la ripresa si consolidasse, non dovremmo solo parlare di rialzo dei tassi che in ogni caso rimarrebbero a livello bassissimo (al massimo dallo 0.50% si passerebbe all'1%); ma dovremmo invece esigere e pretendere dalle autorità monetarie giapponesi che si compia un drenaggio della liquidità; drenaggio che accompagnandosi al rialzo marginale dei tassi, favorirebbe la ripresa dello yen. Ma al Giappone, questo interessa??!! << Inizio < Prec. 1 2 Pross. > Fine >> |