Quanto pesa il fatturato realizzato all’estero? Non solo le aziende del lusso come Bulgari, Valentino e Tods ( che puntano sui nuovi ricchi russi e cinesi ) riducono la loro esposizione in euro ed orientano sempre di più la loro crescita ed i loro ricavi verso mercati extra Ue.
Ma anche altre aziende quotate, oltre a de-localizzare la produzione privilegiano l’export. Tra i più esposti alle quotazioni del dollaro Trevi, Tenaris, Stm, Saipem, Luxottica, Saes Getters.Valentino solo il 26,5% . La più casalinga è Finmeccanica che però nel prossimo triennio, grazie agli elicotteri acquistati da Bush, triplicherà gli ordini in dollari. La Fiat invece punta sul Brasile.
Gli investitori perciò devono considerare anche il fattore “esportazione” che può condizionare la redditività aziendale e quindi la bontà dell’investimento. Se abbiamo in portafoglio i titoli presenti nella tabella che segue non dimentichiamoci di guardare spesso anche il cambio euro-dollaro. Vediamo ora i settori più dollaro-sensibili e quale potrebbe essere il valore del cross euro/dollaro nelle prossime settimane.
Il cross euro/dollaro da inizio anno ad oggi è passato da 1,18 a quasi 1,30 perdendo circa il 10%. Dopo gli ultimi dati macro americani inferiori alle aspettative non si esclude che il dollaro possa ribassare sui minimi di inizio 2005, intorno a 1,35/1,37.
Impatto sulla Borsa italiana: non particolarmente importante. Sono poche le società quotate che hanno attività direttamente negli Usa o in aree-dollaro.
I settori :
Banche/Finanziari, le Utilities, i Media e le Telecoms: sono attivi solo in Italia e non hanno concorrenti internazionali.
Oil, Consumers e Industriali: sono impattati direttamente per la presenza sui mercati globali, come nel caso del petrolio, o per avere attività negli Usa. Altri sono impattati indirettamente perché subiscono la concorrenza di società che hanno costi in dollari, più competitive se il dollaro scende.
Le blue chips più impattate.
StM: nonostante la forte delocalizzazione, un indebolimento del dollaro determina ancora un impatto negativo sull’utile,
Luxottica , Buzzi Unicum , Lottomatica (la recente acquisizione di Gtech sposta l’asse verso gli Usa) e Autogrill .
Bulgari e Campari: impatto ridotto.
Tod’s Geox Benetton e Recordati: l’impatto è poco significativo.
Settore Petrolifero: è ovviamente influenzato dall’andamento valutario, essendo l’unico settore globale dove la valuta di riferimento a livello di ricavi è il dollaro e dove la base costi è in prevalenza denominata in euro. Per le società del settore, una variazione negativa del 10% del dollaro ha un impatto sugli utili stimabile intorno al 10-20% per Eni Erg , Saipem e Socotherm, mentre è inferiore per Tenaris per la limitata base e costi in euro.
Un dollaro debole favorisce invece società come Fiat, Pirelli & C. e Mediaset dove la percentuale di costi denominati in dollari è nettamente superiore alla percentuale di ricavi esposti in area dollaro.
Cosa possono fare le aziende e società i cui bilanci sono influenzati dalle oscillazioni dei cross? La risposta è: devono coprirsi con una gestione dinamica del rischio di cambio. Ciò permette di immunizzare dalle perdite sul cambio, con una copertura che varia fino al 100% se necessario. Una copertura totale. Viceversa nei movimenti a proprio favore si abbassa la copertura il più possibile per cogliere a pieno il risultato positivo del trend.
Quindi variare la copertura a seconda della dinamica del cambio permette di ottenere risultati positivi di bilancio con una riduzione netta del rischio. Sembrerà strano, ma non tutte le società lo fanno.
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