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Copertura dinamica

RISCHIO DI CAMBIO: meglio variabile.

Spesso aziende di import/export molto agguerrite commercialmente lottano a denti stretti e sostengono sforzi notevoli per conquistare nicchie di mercato anche minime al fine di incrementare il fatturato, ma poi buttano letteralmente al vento i loro sforzi sopportando le oscillazioni sul cambio senza alcuna operazione finanziaria di copertura. Stiamo parlando di piccole, ma anche di grandi aziende private e statali. (continua)

Le operazioni di hedging ( copertura ) sono necessarie alle aziende che strutturalmente sono debitrici (aziende che importano) o creditrici (che esportano) di valuta estera. Scopo è la stabilizzazione nel tempo dei flussi in valuta preservando da perdite su cambio nel bilancio di esercizio. Bisognerà cercare un grado di copertura prossimo allo zero quando i movimenti del cambio andranno a favore dei flussi,  mentre sarà vicino al 100% nel caso contrario. Per questo la gestione dinamica della copertura con negoziazione di valuta spot  è attualmente la forma di copertura migliore. La gestione dinamica della copertura consente, infatti, di ottenere, nel periodo di riferimento, due risultati: un saldo positivo tra utili/perdite sia sui flussi che nella strategia di hedging. E' una coperta che si allunga o si accorcia in base alla convenienza del cambio.
Nel costruire una valida gestione dinamica ovviamente bisogna tener conto anche del fatto che non solo i ricavi, ma anche i costi possono essere in valuta diversa dall'euro. In questo caso quindi la copertura terrà conto solamente dello sbilanciamento tra costi in dollari e ricavi in dollari. Le società che producono articoli che hanno costi in dollari e li vendono su mercati nei quali circola il dollaro, hanno sbilanciamenti contenuti. Diverso il caso di una azienda italiana che ha costi in euro e dalla vendita dei prodotti incassa dollari. In questo caso lo sbilanciamento sarà forte e la copertura decisamente consigliabile. Essendo le operazioni di copertura non speculative, si può usare una leva molto alta che consenta un esborso limitato anche per sbilanciamenti di milioni di dollari.

Operando sui mercati internazionali quindi abbiamo visto che si generano dei flussi di valuta che influiscono su importanti variabili quali fatturato e margine di profitto: la gestione del rischio di cambio è quindi un’attività che deve essere svolta in maniera estremamente professionale e sopratutto dinamica. Attività che di solito le filiali bancarie non riescono a svolgere in modo rapido, economico ed efficace considerando che si tratta di un mercato OTC (over the counter ), cioè di un mercato dove i prezzi del cross sono fissati dalle singole controparti e non sono regolamentati dal mercato. E' chiaro che gli spreads  possono essere molto variabili ed il loro peso ricadrà ovviamente sul cliente. E' quindi fondamentale la ricerca di un operatore che sia "sul mercato" in modo dinamico. Mi spiego meglio: la piccola banca locale per queste operazioni si rivolge al grosso gruppo bancario italiano, il quale si copre rivolgendosi alla importante banca londinese, che scambia enormi quantità di valuta con Citibank o altro ancora più grosso gruppo internazionale. Ci sono cioè barracuda, squali e orche assassine in grande quantità in un grande mare non regolamentato nel quale anche  la più esperta banca italiana prende bastonate dal mercato. Trovare l'intermediario giusto non è facile. Il 32% del mercato forex è inglese ed il 18% è americano; il restante 50% è frammentato.

Per scegliere un intermediario all'altezza della situazione bisogna poter risparmiare  in termini di spread di mercato e di equità nel pricing dei prodotti derivati. Il controllo dello spread è possibile confrontando real time i prezzi richiesti da più intermediari (per esempio, uno spread sull’eurodollaro di soli 2 pip lo fanno in pochi).
Anche il pricing di prodotti derivati risulta premiante per l’azienda che riesce ad ottenere dall’intermediario prescelto un trattamento migliore.  L'intermediari infatti, deve saper valutare correttamentele le opzioni per limitare l’asimmetria informativa con chi le sa leggere e deve poter selezionare la controparte migliore per l’esecuzione dell’ordine. 
Chi può garantire una gestione dinamica della copertura? Non basta infatti dare consulenza ed eseguire l'ordine al miglior prezzo; bisogna anche saperlo seguire e saper cogliere tutte le opportunità. La possibilità di operare a margine (ossia senza dover impegnare il 100% del nominale intermediato) ed il rolling automatico delle posizioni aperte fanno delle piattaforme di negoziazione di valuta spot il mezzo più efficace con il quale rendere operativa anche la strategia di hedging più complessa. Il massimo sarebbe poter usare una piattaforma che possa operare con più controparti in modo da ottenere il miglior prezzo sul mercato.

Oltre la gestione dinamica della copertura con negoziazione di valuta spot (la migliore perchè ottimizza i flussi), gli altri strumenti usati per operazioni a termine nonché per la copertura dei rischi di cambio, sono i Forwards, Domestic Currency Swap, Opzioni, Finanziamenti in valuta.

}   Forwards 
Sono operazioni a termine. Si stipula un contratto di compravendita con prezzo fissato al momento della stipula, il cosiddetto "prezzo a pronti" ed una ad esecuzione futura, ad un prezzo a termine che incorpora il valore dei tassi di interesse.
Nel caso specifico delle valute l'acquisto o la vendita a termine consiste nello scambio di una fissata valuta (a) contro valuta differente (b) ad una data futura e ad un livello di cambio fissato, pari al cambio corrente o spot alla generazione dell'operazione, aumentato o ridotto del differenziale di interesse esistente tra l'euro e l'altra valuta.
In sintesi, se il tasso della valuta è inferiore a quello (a), il cambio a termine sarà superiore a quello a pronti-euro si svaluta- (paesi a basso rischio oppure con economie recessione), mentre se una valuta (b) paga interessi superiori a quelli della valuta (a), il cambio a termine sarà inferiore a quello a pronti-euro si rivaluta- (valute di paesi o ad alto rischio oppure con economie in crescita).

} Swap
Lo swap ovvero scambio è un'evoluzione delle operazione a termine, di cui conserva tutte le caratteristiche senza però richiedere lo scambio effettivo della valuta allo scadere dell'operazione: alla scadenza ci sarà solo l'accredito o l'addebito del differenziale finanziario generatosi.
Le operazioni di swap nella forma di domestic currency swap erano diffusissime in Italia quando le operazioni in cambi erano vincolate e con questa forma tecnica si riusciva ad aggirare il divieto, ora l'unica differenza sostanziale è che il rischio controparte dell'intermediario finanziario con cui l'impresa stipula il contratto, è limitato al differenziale generato dall'operazione e non si estende come nel termine al rischio di consegna effettiva della valuta.

} Opzioni
Le opzioni sono lo strumento di copertura per definizione, consentendo all'acquirente la possibilità, ma non l'obbligo, di esercitarle se risulta conveniente (all'opposto chi vende un'opzione si espone ad un rischio illimitato ed è perciò una strategia sconsigliata).
L'opzione conferisce a chi la compra il diritto di acquistare (opzione call o rialzista), o vendere (opzione put o ribassista) una determinata quantità di valuta ad un prezzo e ad una data prefissati. Gli elementi essenziali sono i seguenti:

a) opzione di acquisto/call o di vendita/put
b) quantità di valuta da scambiare
c) scadenza

Il prezzo dell'opzione varia con questi elementi, più i tassi di interesse e la volatilità delle valute. Quanto più i cambi si muovono con rapidità (la volatilità cresce) tanto maggiore è il rischio che corre chi vende le opzioni e tanto maggiore è il loro prezzo.
I prezzi delle opzioni valutarie sono riportati da Il Sole-24 Ore e Milano Finanza, oltre che su pagine telematiche, comunque sempre per quantità e durata standardizzata, generalmente per 1, 3, 6 e 12 mesi per 1 milione ad esempio di dollari. Questo rende impossibile verificare la congruità del prezzo se si scelgono durate non standardizzate senza l'utilizzo di un apposito software di valutazione.
Si comprano opzioni put (ribassiste) quando si vogliono proteggere i ricavi in valuta da un eventuale apprezzamento della propria moneta. Se vi fosse la certezza che la propria moneta si dovesse apprezzare, la strategia migliore sarebbe la vendita della valuta a termine o con uno swap.
Al contrario, se si devono sostenere costi in valuta ad esempio per contratti di importazioni di materie prime dall'estero e ci si vuole proteggere da un rialzo della valuta, si compra un'opzione call che permette di fissare il prezzo di acquisto della valuta, lasciando aperta la possibilità di risparmiare se l'euro si rivalutasse. Anche in questo caso è evidente che se si ritenesse certo un apprezzamento della valuta la strategia meno costosa sarebbe di comprare subito la valuta a termine o tramite uno swap.
Purtroppo le opzioni si pagano al momento dell'acquisto e questo talvolta può risultare psicologicamente o materialmente difficile, specie se l'impresa non ha disponibilità liquide. E' altrettanto vero che si può anche vendere allo scoperto una put o una call (incassando il controvalore), ma in questo caso la vostra banca o Sim vi chiederà un margine variabile a seconda della scadenza e della volatilità dell'opzione. La regola generale  da tener sempre presente è questa:

1) se si acquista un opzione (call o put) si ha una perdita massima limitata (il prezzo d'acquisto dell'opzione) ed un guadagno potenzialmente illimitato;
2) se si vende allo scoperto un'opzione si ha un guadagno massimo certo (quello che si è incassato dalla vendita dell'opzione) ed ( attenzione) una perdita potenzialmente illimitata.

Inoltre, il prezzo delle opzioni risente moltissimo della volatilità dei cambi, aumentando vertiginosamente nei periodi di turbolenza, per cui le strategie di copertura con opzioni sono convenienti solo se effettuate in situazioni di mercato di bassa volatilità.

} Finanziamenti in valuta 
Le aziende accendono forme di indebitamento in valuta, per avvantaggiarsi di costi del finanziamento meno onerosi di quelli imputabili ad indebitamenti nella valuta domestica. ( Al momento è consigliabile il franco svizzero, ed è meglio non indebitarsi in Yen). Quando un'impresa ha ricavi in valuta continuativi e con una certa stabilità negli ammontari, la strategia più semplice è di indebitarsi in valuta a breve termine, ripagando il finanziamento con gli introiti. La forma tecnica migliore è quella di un conto corrente valutario.
Per non rischiare si consiglia di accendere un finanziamento in valuta pari a non più di una percentuale dei ricavi possibili nei 12 mesi seguenti, dal momento che c'è sempre il rischio commerciale sulla reale riscossione dei crediti in valuta. 
  

  • I termini tecnici più usati dagli "addetti ai lavori": scarica un piccolo glossario cliccando QUI

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