Euribor, basta la parola per evocare lo spettro di rate fuori controllo. Ma quello che per un risparmiatore alle prese con mutuo è senz'altro un incubo, può anche trasformarsi in opportunità da sfruttare sotto forma di rendimenti tutt'altro che disprezzabili in una fase incerta come quella attuale.
L'eredità dei subprime
Per spiegare la situazione che si è creata è necessario risalire alla scorsa estate, al momento in cui esplode in tutta la sua violenza la crisi legata ai mutui subprime. È lì che gli Euribor, che di solito riflettono le attese sul costo del denaro fissato dalla Banca centrale europea, cominciano a seguire un andamento anomalo. Quelli interbancari sono infatti i tassi ai quali le banche si prestano il denaro a vicenda e iniziano a lievitare nel momento in cui solidità finanziaria e attendibilità dei bilanci degli istituti di credito sono in discussione.
È la crisi di sfiducia che spedisce alle stelle gli Euribor: due giorni fa la scadenza a tre mesi quotava il 4,74%, ben al di sopra del tasso free risk, il cosiddetto overnight che si ferma al 4,01%: una differenza di 73 punti base che testimonia tutte le tensioni sul mercato monetario, ma al tempo stesso rappresenta anche l'extra rendimento al quale può aspirare un risparmiatore.
Lusinghe del tasso variabile
La via immediata per sfruttare l'anomalia Euribor è puntare su un'obbligazione corporate o bancaria a tasso variabile (si veda l'articolo nella pagina a fronte). A differenza di un titolo di Stato – BoT, BTp e simili, il cui rendimento lordo annuo oscilla attorno al 4% in base alla scadenza – questa è di regola indicizzata ai tassi interbancari e garantisce sulla carta un maggior flusso cedolare. Per contro, la liquidità dei titoli è inferiore e l'investitore deve mettere in conto un rischio emittente superiore.
Resta il dubbio se un bond indicizzato sia l'investimento ideale in questa fase di mercato, viste le attese di ribasso dei tassi Bce. Gli operatori che fino a qualche mese fa sembravano convinti dei vantaggi della cedola fissa (BTp contro CcT) adesso sono più possibilisti. «La scelta di puntare su titoli a tasso variabile con scadenze brevi sarà premiante almeno da qui a fine anno, poi sarà importante attendere le mosse della Bce» sostiene Federico Marzi, direttore commerciale di Euromobiliare Am Sgr. Che poi aggiunge: «In un portafoglio conservativo dedicherei ai bond indicizzati il 40%, lasciando un altro 40% alla liquidità e il restante 20% a titoli a tasso fisso con scadenze inferiori ai 2 anni».
Tutta liquidità
Chi si reca allo sportello può chiedere anche certificati di deposito o pronti contro termine (si veda l'articolo sotto), che vincolano a breve termine il denaro in cambio di rendimenti (di solito) in linea con i tassi interbancari. L'interesse è però soggetto alla contrattazione fra banca e cliente e di fatto non è semplice spuntare il valore dell'Euribor (le offerte standard come i Supersave di Fineco o i MoneyBox di UniCredit restano infatti al di sotto). Occorre poi fare attenzione alla fiscalità, visto che i primi sono tassati al 27% come i conti correnti (agli altri, invece, si applica la ritenuta del 12,5%).
Fra gli strumenti di liquidità l'offerta a disposizione è comunque ampia e va dai conti deposito, ai fondi comuni e alle Sicav, fino agli ultimi arrivati Etf. Tutti offrono però al massimo rendimenti lordi in linea con il 4% del tasso Bce e restano quindi sotto l'Euribor. «Con loro – sostiene tuttavia Carlo Benetti di Julius Baer – è possibile gestire in modo più efficiente il denaro, che non resta vincolato ed è disponibile immediatamente o nel giro di pochi giorni». In fondo, quando l'obiettivo è la protezione del capitale più che la ricerca del rendimento, si può anche sacrificare qualche decimo pur di scegliere lo strumento più adatto alle proprie esigenze.