L'Economia Usa perde altri 85.000 posti di lavoro e vede allontanarsi la ripresa vigorosa che tutti speravano. La deludente istantanea del mercato del lavoro pone sotto pressione l'amministrazione Obama che deve mostrare i risultati relativi alla spesa di 787 miliardi dollari sostenuta lo scorso anno per stimolare l'economia. Nel corso di una conferenza stampa, Obama ha riconosciuto i dati di dicembre come una battuta d'arresto, mentre delinea i piani per offrire 2,3 miliardi dollari in crediti d'imposta per stimolare la produzione di energia pulita. Secondo gli economisti il tasso di disoccupazione - che si è mantenuto al 10 per cento in dicembre - è destinato a peggiorare nei prossimi mesi. Alto tasso di disoccupazione alla vigilia delle elezioni di novembre che determineranno l'equilibrio di potere in seno al Congresso. Ora quindi Obama non vorrà spendere di più visto il deficit federale e gli scarsi risultati, mentre molti paventano ulteriore recessione senza stimoli economici.
Le news sull’occupazione mostrano tuttavia anche qualche elemento di moderata positività, quale l’aumento del numero degli impieghi temporanei, considerati il precursore della ripresa del mercato del lavoro. Di rilievo anche il numero particolarmente elevato di quanti non hanno lavorato per cause meteorologiche, effetto dell’ondata di maltempo abbattutasi sugli Stati Uniti. Anche in Europa, il mercato del lavoro ha mostrato, per il mese di novembre, ha evidenziato un tasso di disoccupazione del 1o per cento, il maggiore da 11 anni.
Settore manufatturiero in ripresa sia negli Usa che in Europa, confermato dagli indici ISM americano e PMI europeo, che hanno segnato a dicembre il nuovo massimo dei livelli di attività rispettivamente da 42 e 21 mesi. La tendenza è comune a tutte le economie sviluppate, come mostrano anche gli indicatori inglese e giapponese.
Quando inizierà il ritiro dell’eccezionale stimolo monetario e fiscale applicato sull’economia globale negli ultimi due anni? La Cina ha inizato a muoversi in questa direzione: la banca centrale di Pechino ha venduto in settimana titoli di stato a tre mesi con rendimenti in rialzo (sia pure di soli 4 centesimi) per la prima volta in 19 settimane, affermando che nel 2010 porrà enfasi sul controllo dell’eccezionale espansione del credito e dell’inflazione. Anche negli Stati Uniti e nel Regno Unito si sono levate voci di timore per quello che potrà accadere ai rendimenti obbligazionari quando lo stimolo verrà progressivamente ritirato. Per evidenti motivi, i mercati mostrano di seguire questo tema con particolare attenzione.
Nel mese di novembre, il credito al consumo statunitense è diminuito dell’8,5 per cento su base annualizzata, con un calo in doppia cifra per i crediti revolving, cioè legati alle carte di credito. Continua quindi il processo di riduzione dell’indebitamento del consumatore americano che, in assenza di sviluppo di occupazione e reddito, è destinato a mantenere frenata la crescita dei consumi, che rappresentano circa il 70 per cento del Pil statunitense.
Nel corso della settimana, i mercati azionari hanno messo a segno un ulteriore progresso delle quotazioni, in parallelo con la ripresa dei corsi delle materie prime. La prossima settimana si aprirà la earning season del quarto trimestre, e le attese sono per una verifica della crescita dei fatturati, dopo che la redditività degli ultimi trimestri è stata preservata tagliando in modo feroce i costi, soprattutto del lavoro, ed aumentando quindi il grado di leva operativa delle aziende, cioè la loro profittabilità al crescere dei ricavi. Un dato interessante è quello relativo all’indice Dow Transportation, che tende ad essere anticipatore e conferma della ripresa del più ampio mercato, e che è cresciuto sulla scorta di nuove evidenze aneddotiche di ripresa del traffico ferroviario di merci, e del forte aumento (più 14 per cento) degli utili del quarto trimestre previsti da UPS.
(Macromonitor.net)
Grafico dei dati economici Usa (NYT)
Disoccupazione e posti di lavoro
Percentuale disoccupati