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TELECOMMEDIA

IL RISCATTO DEL  DEBITO

Inizio dal fatto o, come parrebbe, dal misfatto: Telecom Italia verrà riorganizzata in modo da trasformarsi in una media company, cioè in una società che distribuisce contenuti attraverso le proprie linee telefoniche ( la tivù in banda larga per intenderci ). Ecco quindi spiegato l’accordo con la News Corp di Rupert Murdoch, che non potrà rimanere il solo.

  Ma la “nuova riorganizzazione” dovrebbe anche proseguire con la vendita di Tim Brasil e molto probabilmente di Tim e forse anche di Telecom Italia Media. Con questa ennesima operazione il Presidente Tronchetti Provera vuole creare nuovo valore per gli azionisti o abbattere il debito che per ora appesantisce o quasi uccide Telecom Italia? Perché fino a pochi giorni fa si faceva credere che il suddetto debito ( 40 miliardi di euro circa ) era ampiamente sotto controllo grazie all’operazione di riorganizzazione che aveva portato Tim a fondersi con Telecom stessa? Perché questo cambio così drastico di strategia?
Perché dobbiamo sempre più spesso assistere a situazioni che vedono l’azionista di minoranza (quindi una moltitudine di Persone) non essere preso nella giusta considerazione ma “abbindolato” con continui cambi di rotta? Credo che in Telecom per cercare di abbattere il debito le abbiano provate proprio tutte,  ma che alla fine abbiano dovuto gettare la spugna, perché di questo si tratta! Quando si vendono o si pensa mettere all’asta i “gioielli di famiglia”  bisognerebbe avere la forza morale di non chiamarla riorganizzazione, ma di un business plan che non è stato in grado di raggiungere i risultati programmati, con le implicazioni di responsabilità che ne dovrebbero seguire. Ricordo anche che le banche socie avevano “abbandonato” la carovana già tempo addietro e, se non erro, che Tronchetti e soci hanno in carico le azioni Telecom a prezzi ben più elevati di quelli attuali, il che porta a pensar male. Questa situazione disturba ancora di più perché si è già assistito alle vendite di Omnitel e Wind e, inoltre, alle difese francesi per risollevare le sorti di France Telecom. Sono contrario alle statalizzazioni ed ai monopoli, ma di certo la  privatizzazione del nostro colosso delle telecomunicazioni poteva e doveva essere gestita in modo migliore. Andrea Peruffo.



IL RITORNO DI BERNABE'?
Una superholding controllata dalla Cassa depositi e prestiti e affidata alla guida di Franco Bernabè, l’ex ad di Telecom,  in cui far confluire le grandi reti infrastrutturali del Paese, Telecom compresa. Questa la vera posta in palio nel braccio di ferro tra il governo e Marco Tronchetti Provera. Il progetto immaginato da Palazzo Chigi e affidato allo studio Vitale & Associati avrebbe dovuto portare alla nascita di un colosso borsistico da almeno 20 miliardi di capitalizzazione (7 miliardi di Snam rete gas, oltre 4 di Terna e circa 10 della rete Telecom, al netto del debito). Con l'aggiunta di Autostrade ( e questo fa capire l'azione di Di Pietro).
Secondo quanto risulta a Finanza & Mercati, il piano costitutivo della nuova società si trovava da tempo nel cassetto del ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. E il dossier Telecom messo a punto dal consigliere politico-economico di Romano Prodi, Angelo Rovati, che prevedeva lo «spin-off e quotazione successiva del gruppo con partecipazione di controllo da parte della Cassa depositi», ne era evidentemente un tassello fondamentale.
Tre le tappe
: la realizzazione di un’apposita holding nella Cdp; il trasferimento in tale società delle reti Terna, Snam, Telecom e Autostrade; l’accorpamento delle reti sotto il tetto di un’unica holding controllata dalla Cdp; la quotazione della holding in Borsa. Tronchetti Provera, alla prospettiva di lasciare il posto a Bernabè, ha giocato quindi d'anticipo ed è comprensibile la stizza di Prodi nel veder sfumare questo progetto di news public holding. Progetto nel quale sarebbero entrate anche le Fondazioni bancarie (azioniste della Cassa Depositi e Prestiti) e Generali.


TRONCHETTI SI DIMETTE: AL SUO POSTO ROSSI
Marco Tronchetti Provera si è dimesso dalla presidenza di Telecom Italia e Guido Rossi prende il suo posto. Il cda di Telecom ha respinto in un primo momento le dimissioni di Tronchetti ma le ha poi dovute accettare perchè "irrevocabili". Quella di Rossi viene letta come una "presidenza di garanzia", alla luce degli ultimi eventi che hanno riguardato la società. Ma ora in Federcalcio è un vero terremoto: Rossi potrebbe lasciare a metà il suo lavoro di commissario straordinario.
Per Guido Rossi quello in Telecom è un ritorno: è stato infatti presidente della società di telefonia per alcuni mesi nel 1997. Il commissario straordinario della Figc ha accettato di proseguire i programmi del gruppo: gli sono state attribuite alcune deleghe che prima erano proprio di Tronchetti Provera.
Forse le grandi banche, in primis Unicredit e Banca Intesa, che sono creditrici di 40 miliardi di euro nei confronti della Telecom, hanno preteso un deciso cambio di guida e strategia. Questo potrebbe spiegare la scelta di Tronchetti Provera, che forse avrà come conseguenza la riduzione della tensione che si è creata attorno all´azienda.

Il Financial Times scrive che la lotta pubblica tra il primo ministro Romano Prodi e Marco tronchetti Provera è molto divertente, ma estremamente pericolosa per entrambi.
Prodi è furioso perchè lamenta il fatto di non essere stato messo al corrente del piano di ridtrutturazione che il capo di Telecom ha reso pubblico questa settimana. Ha tutti i diritti per esserlo. Telecom è stata privatizzata da un pezzo, ma resta un bene nazionale chiave e Prodi stesso è in una posizione delicata a capo di una coalizione di governo cacofonica che abbraccia dai moderati social democratici ai comunisti. Ciò che è imperdonabile è la straordinaria decisione di pubblicare una nota ufficiale del governo in cui si forniscono i dettagli dell'incontro tra il primo ministro e Tronchetti prima dell'annuncio dello scorporo. Anche se Prodi è arrabbiato con Tronchetti perchè lo ha messo in un angolo, un primo ministro non può rivelare i contenuti di una conversazione privata. Peggio ancora se in queste sono incluse, ed è questo il caso,  informazioni sui movimenti di mercato che coinvolgono imprese importanti News Corp, Time Warner and General Electric e che  Tronchetti pianifica di vendere Telecom Brasile. Un comportamento di questo tipo lancia un segnale allarmante a chiunque voglia fare affari in Italia. Ci si potrà fidare del governo in futuro e della sua sensibilità sullle informazioni confidenziali. Entrambe le parti, conclude l'articolo, devono trovare un modo per riprendere le relazioni. I mercati finanziari si aspettano che i governi e le grandi compagnie agiscano in modo maturo e non come infanti in una nurserie.


 
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