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PARMALAT: 10 ANNI A TANZI |
TANZI IL SOLO COLPEVOLE: NESSUN RISARCIMENTOTanzi, presidente della Parmalat, ha avuto una condanna esemplare, ma i risparmiatori e l'azienda ora non potranno chiedere alcun risarcimento alle banche. Cancellato dal giudizio il falso in bilancio (che non è più reato), i giudici hanno giudicato solo sul reato di aggiotaggio. La legge ex Cirielli infatti ha accorciato i termini di prescrizione per la falsa contabilità e quindi l'aumento fasullo di capitale di Parmalat Brasile (1999) nel quale era implicata Bank of America è caduto in prescrizione. Anzi Bank of America ha ottenuto un risarcimento (80.000 euro). Per il reato di bancarotta, giudicato a Parma, i tempi saranno lunghi.
Sentenza dunque fortemente condizionata dalla ex Cirielli e dalla depenalizzazione del reato di falso in bilancio. I giudici perciò hanno preferito giudicare Tanzi senza fare un maxi processo che accorpasse un grappolo di procedimenti; questo per poter giudicare più rapidamente. Quindi hanno giudicato Calisto Tanzi e alcuni revisori unici responsabili delle false comunicazioni al mercato nel crack della Parmalat. Il Tribunale di Milano che ha condannato a dieci anni di reclusione l'ex patron della Parmalat per il reato di aggiotaggio e ostacolo all'attività di vigilanza. Una decisione arrivata dopo tre anni di dibattimento e 33 ore di camera di consiglio. Ma soprattutto a cinque anni dal crack da 14 miliardi di euro del gruppo alimentare: secondo i giudici, non c'è stato il concorso di soggetti esterni se si fa eccezione per gli ex revisori della Italaudit (ex Grant Thornton) Lorenzo Penca e Maurizio Bianchi. I quali avevano chiesto di patteggiare, ma i giudici hanno respinto la loro richiesta ritenendo il loro ruolo «essenziale » e la pena inadeguata. Entrambi dovranno ora seguire il rito ordinario ed essere nuovamente processati. Passeranno un Natale sereno tutti gli imputati assolti o per prescrizione o perché il fatto non sussiste o perché non è previsto dalla legge come reato o perché non è stato commesso. Si comincia dagli ex manager di Bank of America (Luca Sala, Antonio Luzi e Luis Moncada), passando per i consiglieri indipendenti Luciano Silingardi, Paolo Sciumé, Enrico Baracchini, a Giovanni Bonici ex responsabile di Parmalat Venezuela. Per un'altra decina di imputati è stata invece accolta la richiesta di patteggiamento, in continuazione con quanto già stabilito dal Tribunale di Parma, con pene che vanno dai 5 mesi e 10 giorni ai 2 mesi. Si va dai tre mesi per la nipote di Tanzi, Paola Visconti, per Adolfo Mamoli e Giuseppe Rovelli, entrambi revisori di Deloitte & Touche condannati a cinque mesi e dieci giorni, Mario Brughera ex presidente del collegio dei sindaci di Collecchio a quattro mesi, Piero Mistrangelo, ex consigliere di Parmalat a due mesi, Oreste Ferretti e Massimo Nuti, ex sindaci, rispettivamente a tre mesi e due mesi e dieci giorni, e Andrea Petrucci, ex direttore generale di Parfin a quattro mesi. Patteggiamento concesso anche per la Deloitte & Touche e Dianthus, che nel corso degli anni avevano già risarcito 34 mila parti civili, mentre Italaudit, in liquidazione, dovrà pagare una sanzione di 240 mila euro, disponendo una confisca di oltre 455 mila euro. Un solo colpevole? Lo avete guardato in faccia Tanzi? Uno solo ha truffato tutti? "Il Sole24Ore" si fa delle domande rimaste ancora senza risposta. Ora, è possibile che un uomo solo, per quanto scaltro, abile, svelto, spregiudicato, abbia potuto creare un buco da quasi 14 miliardi di euro? Chi ha guadagnato dall'imbroglio? La favola che le banche abbiano agito inconsapevolmente, che anzi siano rimaste truffate da Tanzi, non regge nemmeno dinanzi a una sentenza che manda prosciolti tutti a casa. Mai nessuna banca si accorse che Parmalat Spa aveva crediti pari a diverse volte il suo giro d'affari, che nel bilancio consolidato figuravano almeno un centinaio di società domiciliate nei più oscuri centri finanziari offshore, che una società che dichiarava in bilancio oltre 4 miliardi di euro di liquidità continuava a sfornare obbligazioni e a pagare interessi salatissimi. Senza le coperture, la poderosa rete di connivenze ad altissmo livello che Tanzi aveva creato intorno a sé e intorno al gruppo già prima della quotazione in Borsa del 1990, l'azienda non avrebbe mai potuto sopravvivere fino al 27 dicembre 2003, quando ne fu ufficialmente dichiarata l'insolvenza. Non si passa indenni per Tangentopoli se non si gode delle protezioni giuste. Eppure, tra il 1992 e il 1994, quando l'inchiesta " mani pulite" era entrata nel vivo, il cavalier Tanzi aveva continuato a godere di grande reputazione. Il giudice Domenico Truppa, che ha condotto l'udienzapreliminare del troncone principale del processo per bancarotta a Parma, ha stabilito che il dissesto del gruppo Tanzi è risultato visibile a partire dal 1993, ossia in piena era di Tangentopoli. Come mai, allora, i nomi della Parmalat e di Tanzi non vennero mai fuori in quegli anni? Non è facile rispondere a questa domanda. È però un fatto che alle spalle di Tanzi agivano forze potenti. Dov'era la Procura di Parma nel 1997 quando un onesto tecnico della città, Mario Valla, aveva accertato, con una perizia commissionata dal medesimo ufficio giudiziario, che il gruppo Tanzi era talmente indebitato da rischiare il dissesto e che senza il sostegno delle banche sarebbe crollato? Dov'era la Guardia di Finanza di Bologna? Perché nel corso dei suoi accertamenti non scoprì mai la "fabbrica dei falsi" che Tanzi e Tonna avevano impiantato a Collecchio? Come mai l'allora capo delle Fiamme Gialle, Nicolò Pollari, incontrava spesso Sergio Piccini, l'ex sindacalista della Cisl cui Tanzi aveva affidato la responsabilità delle relazioni istituzionali e che dal suo ufficio di Roma teneva i contatti e elargiva denaro a partiti e uomini politici? Che ci facevano in Parmalat, inseriti in posizioni dirigenziali, ex graduati della Guardia di Finanza e personaggi come Romano Bernardoni, successore di Piccini, a sua volta in buoni rapporti con l'entourage di Pollari? Come mai a casa di Tanzi si svolse almeno una riunione preparatoria della riforma concordataria a cui parteciparono l'allora segretario del Psi, Bettino Craxi, e l'allora segretario di Stato Vaticano, Agostino Casaroli, gli stessi che avrebbero sottoscritto il 18 ottobre 1984 il nuovo accordo tra Chiesa e Stato? È vero che nelle ore successive al dissesto un camion che trasportava oggetti di valore partì dalla villa del Cavaliere diretto a Roma, Oltretevere? Domande senza risposta. Che, a maggior ragione dopo la sentenza di ieri, fanno della Parmalat uno dei casi più oscuri della storia economica di questo Paese. |
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