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INTERESSI IN CONFLITTO
FONDI E BANCHE: PARENTELE PERICOLOSE
Relazioni pericolose tra Banca e SGR. Per i risparmiatori. Il conflitto: chi costruisce, gestisce, vende e fornisce "consulenza finanziaria" su prodotti finanziari fa parte dello stesso gruppo. Gestori di Fondi che acquistano titoli di società indebitate con il proprio gruppo. Si consigliano titoli di cui si è curato il collocamento o che si hanno in portafoglio. Quali sono le possibili soluzioni? Maggiore concorrenza ed indipendenza. Rompere la catena separando il gestore dal venditore. Rimedio per il risparmiatore: rivolgersi alla consulenza indipendente (Articolo da Il Sole 24 Ore) ed alle Sgr indipendenti.

Più concorrenza. I conflitti di interessi sui mercati finanziari. Impossile eliminarli del tutto, ma renderli meno aggressivi si può. Il conflitto più pericoloso  è quello che logora il gestore dipendente. Risponde ad un padrone, la banca, che presta soldi alle stesse aziende su cui lui investe. In Italia ed Europa le società di asset management sono figlie delle Banche che controllano con la loro catena quasi il 93% del mercato. I gestori indipendenti da gruppi bancari non arrivano sul mercato italiano al 10% del totale degli asset.

 GRUPPI BANCARI PATRIMO Mln
 SAN PAOLO IMI   113.000
 PIONEER UNICREDITO    92.000
 CR. AGRICOLE  INTESA    80.000
 CAPITALIA    33.000
 ARCA    27.000
 MONTEPASCHI    22.000
 B.CA POP VR NO    17.000
In più, fino a ieri nel mondo europeo (quello anglosassone funziona diversamente e comunque non è immune dai guai) tra banca  e gestore c'è stata simbiosi distributiva: tu fabbrichi i fondi, io li vendo in esclusiva e mi tengo il 70-80% delle commissioni per pagare la rete dei promotori che fanno "consulenza" a favore della catena. Un modello pessimo che ha il pregio però di aver aiutato la diffusione del risparmio facendo leva sul legame fra banche e famiglie. Legame incrinato dalle note vicende Cirio, Parmalt, Argentina, Banca 121 etc nel corso delle quali le Banche hanno scaricato sulla clientela ignara i rischi che loro conoscevano perfettamente. Il conflitto: basta dichiararlo per essere in regola? Magari in piccolo a piè pagina? Banche ed Sgr poi fanno la guerra delle commissioni tra di loro. Le banche mettono in difficoltà le società di gestione stornando la maggior parte delle commissioni entrate grazie alla gestione dei fondi. Ma non solo. È da imputare sempre agli istituti di credito la migrazione della clientela dai fondi comuni verso le più remunerative obbligazioni strutturate e le polizze finanziarie. Un esodo condizionato prevalentemente da esigenze di bilancio in scia agli aumenti a livello di commissioni per i prodotti strutturati. Secondo gli esperti, le banche si sono fatte male i calcoli. Non è infatti sempre vero che si trae maggiore vantaggio nel collocare bond strutturali rispetto a un fondo. Il vantaggio esiste ma è per il management che può iscrivere immediatamente a bilancio le commissioni incassate dal collocamento dei bond, mentre quelle dei bond possono essere spalmate su più anni. La differenza sostanziale sta nel fatto che i bond strutturati una volta collocati non generano commissioni a favore della banca. Per le Sgr di emanazione bancaria esiste invece l’obbligo di girare all’istituto di credito il 90% dei costi di gestione annui facenti capo al fondo. Un business, quello del risparmio gestito molto remunerativo per le banche. In quest’ottica, gli istituti di credito sperano che il monito del governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, sulla netta separazione tra le Sgr e i gruppi bancari di appartenenza continui a essere rimandato.
Lo scenario attuale non è più sostenibile. Gli investitori (spesso incapaci di intendere e di volere davanti a un prodotto finanziario) sono più sensibili alla ricerca del meglio quando devono comprarsi l'auto nuova, ma in Banca firmano qualsiasi cosa. Ora la diffusione inarrestabile dei fondi esteri e degli Etf a basso costo ha acceso la miccia della concorrenza. L'indipendenza  degli asset manager è ora essenziale anche per  risolvere il conflitto di interessi insito nella relazione con la banca proprietaria.

Oggi quasi tutte le banche vendono prodotti altrui (italiani o esteri) almeno ai clienti più sofisticati. Potrebbe diventare una peculiarità concorrenziale europea, visto che altrove sono i broker ad avere in mano il pallino della distribuzione. In Israele, caso estremo, la proprietà bancaria delle sgr è stata abolita per legge ed ha provocato un vorticoso valzer di acquisizioni. Anche  se il modello  della banca «tuttofare» non è in discussione, alcune big globali hanno deciso di togliersi dallla situazione sorgente di conflitto d'interessi.

L'americana Merrill Lynch Investment è confluita in ottobre nel capitale del colosso americano indipendente BlackRock.  Una cosa  simile ha fatto Citigroup Inc  che ha ceduto la sua attività di gestione patrimoniale a livello mondiale (Citigroup Asset Management) a Legg Mason. In Europa, invece, ci sono banche che vendono...ad altre banche non risolvendo nulla. Una è italiana: Intesa che ha ceduto la maggioranza di Nextra alla francese Crédit Agricole. In casi del genere resta il tarlo della proprietà bancaria.  Altri italiani (Eurizon di San Paolo Imi) inseguiranno una maggior indipendenza con la quotazione. Mentre Pioneer, l'unica di respiro globale, resta controllata da Unicredito, perseguendo una governance rigorosa. Nel 2001 Pioneer è stata  la prima a firmare il protocollo di autonomia delle sgr di Assogestioni (oggi circa l'80% del mercato lo riconosce) e nel suo consiglio siedono 5 indipendenti; arbitri che non sono  onnipotenti (come i Trustees dei fondi americani che in teoria possono pure licenziare il gestore), ma che devono denunciare quello che non va.


Il protocollo va bene, ma non basta. Serve un salto di qualità. Anche la nuova legge italiana  sulla tutela del risparmio si occupa dei potenziali conflitti di interessi tra banche e gestori. A volte  sollevando perplessità tra gli addetti ai lavori. L'articolo 9 vieta ai fondi di investire nei titoli che  hanno affari con società dello stesso gruppo. Mancano ancora i regolamenti che  dicano  come  e quanto:  è  chiaro però che un'applicazione letterale condurrebbe  alla paralisi. Quale  fondo  azionario  specializzato in Piazza Affari potrebbe  continuare a lavorare? Nessuno. C'è attualmente la tendenza  a contrastare  il conflitto di interessi con regole di procedura e di trasparenza, piuttosto che con divieti e limiti quantitativi.   
Quali potrebbero essere le soluzioni possibili? Governance regolamentata, cambio di proprietà  per spezzare la catena  degli interessi, offerte multimarca per tutti, vietare ai gestori l'acquisto di titoli di società indebitate con il proprio gruppo. L'indipendenza degli asset manager è essenziale non solo per la crescita, ma anche per  risolvere il conflitto di interessi insito nella relazione con la banca proprietaria. (* Indipendenti solo nella gestione o distribuzione )


 
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