Tronchetti si dimette per bloccare tutto e arriva Rossi. Prodi dalla Cina: non so nulla. Dichiarazioni a mercati aperti. Una figuraccia "made in Italy". Dopo San-Intesa, arrivano i "furbetti del telefonino". Ma perchè tanto clamore se non è successo nulla? Perchè è stato rivelato l'ennesimo tentativo di mettere mano a RCS? Chi tocca il "Corriere della Sera" muore? Il Corriere non si tocca.
Il governo come una banca d'affari. Allunga le mani impunemente su una società quotata che vale in Borsa miliardi di euro. Con un disprezzo totale di ogni elementare regola che vuole l'imprenditore libero di ciò che è suo, mentre il governo dovrebbe solo occuparsi di regole generali e non certo di assetti o compravendite proprietarie.
Il governo è intervenuto platealmente (con dichiarazioni a mercati aperti) nel processo decisionale della società. Prima appoggiando le proposte disegnate dal banchiere d'affari prodiano Costamagna della Goldman Sachs, in cui anche Prodi aveva trovato rifugio dopo la presidenza europea, proposte intese a far nascere da Telecom e Sky un terzo polo televisivo e multimediale per contrastare Berlusconi.
Poi, dopo che Murdoch ha rifiutato giustamente la proposta di conferire la sua Sky a una Telecom dove sarebbe rimasto in minoranza, ecco da Palazzo Chigi il dettagliato piano fatto piovere sul tavolo di Tronchetti a inizio settembre.
Se Tronchetti accettava di togliersi di mezzo dalla rete fissa, per uscire dal buco nero dei 40 e più miliardi di debiti (in mano a San- Intesa), ecco che lo Stato avrebbe fatto intervenire la Cassa Depositi e Prestiti con un pacco di miliardi di euro, per assumere la partecipazione di controllo di una rete fissa scorporata e quotata in Borsa. La rete fissa telefonica sarebbe tornata pubblica secondo il disegno di "grande fratello" prodiano che vuole accorpare Terna, Sna e telefoni in un unico mostro di Stato. Il piano è su carta intestata della segreteria del premier, e inoltrato da Angelo Rovati, eletto deputato in quanto personale collettore di finanziamenti elettorali di Prodi. Il problema non è Rovati, che ieri dalla Cina s'è presa la colpa, affermando che il piano è una elaborazione personale insieme a un amico che sa d'impresa e finanza. Con tutto il rispetto, nessuno che conosca Rovati può credere alla sua tesi, che è una schietta difesa del premier. Il piano è di Prodi e dei suoi banchieri. Pensate se una simile invasione di campo fosse venuta alla Telecom da un Bruno Ermolli su carta intestata di Berlusconi premier.
La procura di Milano avrebbe aperto un fascicolo per associazione a delinquere ai fini di aggiotaggio, interessi privati in atti d'ufficio e chi più ne ha più ne metta. La Consob avrebbe immediatamente sospeso a fini cautelari il titolo Telecom per impedire ai soci l'incorporazione nel valore del danno patrimoniale minacciato dall'intervento di un premier affarista.
Per aver fatto una battuta ai giornalisti su quanto sarebbe stato utile accorpare i marchi Ferrari e Alfa Romeo nel momento buio della crisi Fiat, Berlusconi fu massacrato, si disse che voleva farsi padrone in casa altrui.
Dopo che l'ufficio del premier mette per iscritto che solo con l'esproprio di Stato Tronchetti si può salvare dai debiti e dai provvedimenti dell'Autorità per le comunicazioni - Corrado Calabrò che la presiede, dovrebbe segnalare al Capo dello Stato e alla magistratura, la violazione palese e gravissima dell'indipendenza garantita dalla legge e qualcuno dovrebbe chiedere l'immediata convocazione di una commissione parlamentare d'inchiesta. Nessuno che faccia uno straccio di esposto alla magistratura? Nessuno che si lamenti per la turbativa di mercato di Prodi e Di Pietro che parlano a mercati aperti? Nessuno che mandi un atto interlocutorio alla Consob? Nessuno che capisca che un simile atto escluderà il nostro Paese dai programmi d'investimento esteri, come giustamente ha scritto il Wall Street Journal? Nessuno ha niente da dire, sugli artigli di Prodi in Telecom, dopo San-Intesa? "Ma siamo matti"? Sicuramente l'Unione farà quadrato, la Procura non interverrà. Ma nulla potrà cancellare l'onta di questo gravissimo atto di affarismo politico. Nessuno però si nasconde che sotto ci sia una lotta non solo per Telecom.
C'è un secondo quadro degli avvenimenti: il disegno è saltato per la repentina inversione di marcia di Tronchetti Provera che ha bisogno urgente di cash e addirittura, come scrive il "Sole 24 Ore", è a rischio di insolvenza. In ballo ci sono 41,3 miliardi di debiti e la montagna di obbligazioni che fanno venire il mal di testa alle banche (leggi:San-Intesa) e agli investitori istituzionali, tenendo presente però che la vendita di Tim copre 3/4 del debito. Il disegno va oltre lo scorporo di Tim, il riassesto dei conti e la convergenza tecnologica. L'obiettivo finale della futura media company si chiama Rcs Mediagroup.
Nella logica della media company dove i contenuti digitali (acquisiti attraverso l'accordo con Murdoch) possono essere veicolati su Internet, sulla rete fissa e attraverso il digitale terrestre, deve esserci anche un gruppo editoriale di grandi dimensioni.
Questo Tronchetti lo sa e su questo obiettivo finale sembra abbia già in tasca l'accordo con l'asse rappresentato da Cesare Geronzi, Montezemolo, Della Valle, Mieli. Il progetto punta al controllo della roccaforte dell'informazione, di straordinario valore politico che in una telefonata di un anno fa Fiorani e i furbetti volevano portarsi a casa facendo a pezzi lo stesso Tronchetti.