CHI LE CONTROLLA? NESSUNO. Autonome, ma anche autoreferenziali. Indipendenti però fin troppo lontane dalla realtà dell'economia. Attive, con ancora una concentrazione eccessiva su cultura e beneficenza come da tradizione cassa risparmio. Insomma strutture che conoscono il territorio, ma rimangono impantanate nei regolamenti interni e nella propria immobilità, sono ricche di autonomia, ma sono latitanti nelle iniziative capaci di dare impulso all'economia locale. Sono macchine fuori del tempo. Qui il presidente elegge se stesso, in linea con il vecchio stile "Fazio", che veniva eletto dal consiglio di amici suoi, da lui stesso eletti. Segno di indipendenza ed autorevolezza? No. Solo segno di decadenza.
Le fondazioni bancarie come grandi azioniste sono da anni un fulcro del sistema creditizio : Cariverona di Unicredit con Cassamarca a ruota, Cariparo oggi della super Intesa-Sanpaolo, addirittura con la possibilità di diventare terzo azionista al 5,5\%. Ma progressivamente e inesorabilmente, dopo lo sganciamento salutare dai meccanismi di lottizzazione politica, hanno perso anche un po' di contatto col loro territorio. In teoria i loro vertici sono nominati da Comuni, Province, Camere di Commercio, Società civile.«Ma in pratica con il meccanismo delle terne di nominativi l'ultima parola spetta sempre al presidente o al resto del consiglio - commenta Vendiamo Sartor, presidente della Confartigianato del Veneto - e quindi di fatto peccano un po' di autoreferenzialità, non rispondono ad altri che a se stesse. Per fortuna in Veneto le fondazioni di Treviso e Padova hanno alla guida persone che conoscono bene la loro area e in questi anni hanno fatto molto per la sua crescita. Penso all'università della Marca creata praticamente dal presidente Dino De Poli, o agli interventi sulle nanotecnologie di Cariparo. Ma questo grazie alla loro sensibilità, nessuno ne controlla l'operato». «Il potere di nomina degli enti locali poi si è annacquato con gli anni - aggiunge Franco Sech, segretario della Cisl veneta - perché si è allargata la rappresentanza sociale dei consigli. Così Comuni e Province, che prima sceglievano la maggioranza dei consiglieri, ora spesso non arrivano nemmeno alla metà del cda. Quindi mancano di una guida strategica: eppure stiamo parlando di strutture che sono decisive per costruire il terzo Veneto, per realizzare quel salto di qualità necessario alla nostra area per superare le sfide della globalizzazione». «Di fatto in questi ultimi anni il rapporto con la politica si è ribaltato - spiegaEmilio Viafora, segretario della Cgil del Veneto - ora sono le fondazioni a condizionare gli enti locali perché spesso sono i grandi finanziatori sociali delle comunità e, di conseguenza, sono diventati un centro di pressione e si autolegittimano. Regioni, province e Comuni hanno sottovalutato il loro peso e il loro potere». Viafora comunque approva il modello scelto per la fusione tra Intesa e Sanpaolo: «La governance federale è quella che mi sembra più legata ai territori, L'importante è che questi processi non ricadano solo sui lavoratori in termini di esuberi ma che diventino veicolo di sviluppo e, quindi, di nuova occupazione e qualificazione. E poi l'appoggio alle imprese meno strutturate e agli artigiani ormai non è più garantito solo dai grandi istituti, Bcc e Popolari hanno riempito, spesso in modo brillante, il vuoto lasciato dalle grandi fusioni». «Questo è vero, rimane il fatto che in mezzo al processo di fusione clienti e imprese spesso si sono trovati davanti a un colosso impantanato, mi viene in mente Intesa, ma anche Unicredit - ricorda Sartor, che per 40 giorni l'anno scorso è stato nel cda dell'Antonveneta targata - che comunque oggi sta migliorando. In questo senso l'esperienza del Sanpaolo è stata la più positiva. Rimane il fatto che clienti e imprese per contare di più dovrebbero unirsi, fare massa critica. Noi artigiani lo stiamo facendo tramite l'associazione o i confidi». Maurizio Crema |