Indubbiamente le banche. Viene da pensare che questa sia una conseguenza della fusione San Paolo - Intesa, cioè una conseguenza dei recenti movimenti bancari benedetti dalla sinistra che ora stà recintando tutti i pascoli possibili, consulenza compresa. Ed il conflitto d'interessi? Tutto il sistema finanziario, si sa, vive in conflitto di interessi latente. Lo ha affermato anche
Draghi, governatore (proveniente dalla
Goldmans Sachs) della
Banca d'Italia (una Spa con primi azionisti San Paolo e Intesa). I gestori dei fondi, secondo il governatore, dovrebbero essere diversi e separati dai venditori, mentre ora tutta la catena dei prodotti finanziari dall'emittente, al gestore, allo sportello bancario, al promotore, al consulente vestono tutti la stessa la stessa maglia. Per il risparmiatore ci sono solo consigli finanziari di parte, che non fanno i suoi interessi ma quelli della catena che macina ogni anno miliardi di commissioni. Non ci sono alternative per i risparmiatori: tasse e banche.
Tra i gruppi bancari attualmente ci sono anche dei conti da regolare e delle torte da spartire. Il
Crédit Agricole (francese) ha accettato di dimezzare la sua partecipazione azionaria nel colosso che nascerà ( 6.000 filiali), avendo in cambio sportelli della
Cariparma e della
Friuladria. Poi è previsto che la banca friulana passi a Cariparma così la banca francese avrà un rapido rientro. Si oppone lo spagnolo
Santander (azionista del San Paolo), ma è solo questione di prezzo. Il nuovo colosso
SanPaolo-Intesa ha forti alleanze con la
Goldman Sachs (autrice del progetto
Rovati, su carta intestata del governo, che è finito sul tavolo di Tronchetti Provera) e può puntare, con l'enorme cash disponibile dopo i proventi dell'accordo con
Credit Agricole, verso la conquista in Italia di
Mediobanca e poi di
Generali (infatti i titoli si stanno scaldando) e all'estero di
Societè General, Abn Amro o Commerzbanc. Altri invece parlano di un mega extradividendo. Molto stretto il collegamento tra questo blocco finanziario e l’attuale Governo Prodi. C'è un oppositore possibile: è il gruppo finanziario che fa capo a
Capitalia (Geronzi),
Unicredit, ma abbiamo visto come
Tronchetti (Telecom), che si era appoggiato a Capitalia, abbia dovuto capitolare ed andarsene "
per il bene della società telefonica". Gran parte del debito Telecom infatti è in mano a San-Intesa. Poi, una volta digerita la fusione ed espulsi circa 10.000 dipendenti, il colosso si mangerà
Unicredit sulla tavola preparata da
Bankitalia.
L'attuale situazione di strapotere politico e finanziario consente perciò qualsiasi tipo di inversione a 180 gradi. Questo è quindi il momento per prendersi anche tutta la consulenza. Alla faccia dei risparmiatori e del conflitto d'interessi latente. Ovviamente la legge viene presentata come massima tutela per il risparmiatore, anche se ciò va contro la direttiva
Mifid della Comunità europea. La legge assicura che la consulenza in conflitto di interessi del settore bancario diventi etica una volta che sia stata dichiarata. Alternative indipendenti senza conflitto d'interessi? Nessuna. E' indubbiamente contradditorio richiedere la costituzione di Spa o altri requisiti patrimoniali quando l'attività del consulente finanziario non prevede per propria natura la gestione di titoli o liquidità del cliente e quindi non necessita di alcun requisito patrimoniale, come è chiaramente scritto sull'argomento nella normativa europea vigente.
Ci sono però da segnalare anche alcune reazioni.
La Nafop (associazione nazionale dei consulenti finanziari indipendenti privi di conflitto d’interesse) è sul piede di guerra contro il governo, che, nel recepire la normativa europea in materia di servizi e mercati finanziari, sta per cancellare questa nuova figura prevista invece dalla legislazione Comunitaria. L’associazione, recentemente costituita a Verona, è presieduta da
Cesare Armellini che guida anche
Consultique, primo
network italiano di consulenti finanziari indipendenti fee-only, remunerati cioè solo a parcella della propria clientela.
«Il 21 settembre scorso», spiega Armellini, «la camera dei deputati nel recepimento della legge comunitaria, ha approvato un emendamento del governo
Prodi, che
impone a chi fa consulenza finanziaria la costituzione di una società spa, ed è una norma che va esattamente in direzione opposta alla normativa europea proposta il 19 novembre 2002, quando alla guida della commissione europea c’era lo stesso
Romano Prodi, e approvata dal parlamento europeo il 21 aprile 2004».
Inoltre nell’articolo 67 di questa direttiva europea - precisa il presidente di
Nafop - è previsto che per i soggetti autorizzati a prestare esclusivamente il servizio di consulenza in materia di investimenti, sia sufficiente avere
un’assicurazione Rc professionale (persone fisiche) o un capitale sociale minimo di 50 mila euro (persone giuridiche).
«Se passasse invece questa stortura, della costituzione obbligatoria della spa», dice Armellini, «
solo le banche potrebbero erogare consulenza alla propria clientela», creando così, secondo Armellini, un conflitto di interessi e una mancanza di vera concorrenza: «i funzionari bancari consiglierebbero mai ai propri clienti di cambiare istituto di credito? Chiederebbero una dimizione dei costi e delle commisisone bancarie o ancora consiglierebbero al cliente di acquistare strumenti fianziari dove la banca non ci guadagna?» si chiede Armellini.
Di fronte a questa situazione, la
Nafop e
Armellini hanno cercato di contattare rappresentanti parlamentari e delle commissioni di maggioranza e minoranza nel tentativo di fermare l’articolo
10 comma C del disegno di legge 1014, già approvato appunto alla Camera. La discussione con successiva votazione al Senato dovrà avvenire
entro ottobre. «I tempi sono stretti», conclude Armellini, «ma contiamo che non prevalga la logica delle
lobby bancarie e che venga modificato questo punto, in vista di una corretta intepretazione della direttiva Ue, ma anche nell’interesse dei risparmiatori».
Dopo i farmaci in vendita nelle
Coop, pensavamo che ci sarebbe stata una maggiore liberalizzazione, concorrenza e tutela anche nel settore finanziario. Invece non è così. Forse dovremo aspettarci che la consulenza indipendente sia permessa in futuro solo in qualche "
corner" delle
Coop. Potrebbe essere interessante
: hanno il vantaggio di non avere i loro conti di risparmio sottoposti alla vigilanza della
Banca d'Italia.
(fonti: Arena Verona; Marco Liera:Sole24ore; www.nafop.org)
PDF: Direttiva Europea 2004/39/CE: conflitti d’interesse e consulenza ...