Volendo indagare sulla liceità di tale attività si scopre qualcosa di sconcertante: le vendite allo scoperto che si abbattevano su Lehman e successivamente su molte altre società del settore finanziario, non erano legali. Infatti c'è un principio di liquidazione delle posizioni rialziste e ribassiste che è successivo agli ordini che vengono immessi, che prende il nome di
settlement, o saldo. Si regola la valuta e si compensano le posizioni. E' il classico conto che chiediamo al cameriere. Ma... se non consumiamo, non paghiamo, naturalmente!
Così è capitato che qualche arrembante
broker, dopo aver chiesto di aprire posizioni corte, ribassiste su titoli bancari tipo la Lehman, dopo tre giorni (secondo regolamento) non le saldasse e dunque che l'operazione venisse annullata.
In questo modo, si è fatto credere a chi vedeva transitare ordini ribassisti molto grossi che stesse succedendo qualcosa. Tutti gli operatori vendendo il grande short, si accodavano allo scoperto innescando una pazza quanto falsa spirale ribassista che ha costretto il titolo sui minimi e poi verso il fallimento.
Una turbativa di mercato che l'autorità di vigilanza avrebbe dovuto individuare e punire secondo la legge. Ma non è stato fatto. Anche in America l'organo di controllo dorme mentre qualcuno (i soliti noti) prende i soldi in banca. La
Sec dorme chiudendo due occhi mentre si svuotano i forzieri di azionisti ed obbligazionisti
Lehman, sapendo forse che la banca pagava antichi conti con il mercato? Probabilmente si. Ma questa è un'altra storia ancora non scritta.
Che cosa è lo scoperto, short?L'investitore, detto in gergo "scopertista", può vendere degli strumenti finanziari che ancora non possiede, scommettendo su un abbassamento del loro prezzo in modo da acquistarli prima della scadenza del pagamento. In questo modo, guadagna sulla differenza fra il prezzo di vendita e quello inferiore di acquisto. Una compravendita allo scoperto offre margini di guadagno più elevati degli strumenti finanziari che hanno una forte volatilità. Gli strumenti derivati rientrano in questa categoria.
Per arginare il fenomeno delle vendite allo scoperto, le autorità di regolamentazione possono imporre un breve periodo per la liquidazione delle operazioni, o possono sospendere l'attività allo scoperto.
Una misura più radicale è l'obbligo per l'emittente l'ordine di avere proprietà e disponibilità dei titoli dal giorno stesso dell'ordine fino al regolamento dell'operazione, escludendo il prestito temporaneo di titoli.
La speculazione su strumenti derivati si realizza in prevalenza comprando o vendendo strumenti senza essere in possesso del relativo sottostante.
L'agire allo scoperto consente, a parità di rischio, di moltplicare i rendimenti e la leva finanziaria.
L'interesse dell'investitore non è quello di avere a disposizione a una certa data e prezzo una quantità di valuta straniera o di materie prime, ma lucrare dalla compravendita del derivato.
Nel luglio 2008, per arginare la speculazione, la SEC americana ha posto restrizioni alla vendita di derivati per investitori che non possono dimostrare il possesso del sottostante, tramite un certificato di deposito proprio o di terzi.
Fra le possibili regolamentazioni per ridurre la speculazione su derivati, in particolare di materie prime o generi alimentari:
- ridurre la durata massima degli strumenti finanziari. A ogni compravendita del derivato è probabile un aumento del prezzo del derivato e del titolo sottostante;
- vietare i fondi che investono in derivati con questi sottostanti;
- ridurre la quantità di sottostante che un singolo soggetto può negoziare in un certo arco di tempo (giornaliero, mensile, etc.).