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UN SOLO BROKER PER 25 STATI E' iniziato ormai il conto alla rovescia che porterà, Banche, Sim e Brokers in testa, all'adeguamento alla direttiva Mifid, che entrerà in vigore il primo novembre anche in Italia. Quale sarà l'impatto Mifid visto dal versante operatori e brokers? Ci sarà la necessità di una forte riorganizzazione dei sistemi informatici e di investimenti tesi a una gestione più oculata dei dati e delle informazioni sulla clientela nell'adeguamento alla Mifid che coinvolge tutte le aree. Problema numero uno: la "best execution".
LE NOVITA' PIU' IMPORTANTI
- Codificare la politica di best execution - Integrare le piattaforme ordini - Trovare un sistema-efficiente di probazione dei clienti retail e professionali - Informare il cliente sulle spese, costi e commissioni applicate alle transazioni - Disporre di sistemi di analisi per valutare la convenienza delle diverse sedi di esecuzione degli ordini al minor costo e nel minor tempo.
Il testo della Mifid, che deve essere recepita in Italia da una legge che tutti aspettano con ansia prima della fine dell'estate, prevede infatti grosse novità che sul lungo periodo. Un vero e proprio "big ben" soprattutto per le banche che svolgono una grande attività di negoziazione e che, quindi, potrebbero decidere, magari attraverso alleanze con le maggiori piazze finanziarie, di allargare il loro raggio d'azione a livello internazionale. Infatti, la Mifid allarga il numero delle attivila e dei servizi di investimento che possono rientrare sotto un unico passaporto; le imprese potranno proporre strumenti finanziari in tutti 25 paesi membri con la sola autorizzazione del proprio stato di origine. La Mifid comporterà una serie di cambiamenti per le imprese di investimento che in modo organizzato negoziano per conto proprio eseguendo gli ordini del cliente al di fuori di un mercato regolamentato. Una novità che consentirà alle società di investimento di competere con le Borse. Ai brokers verrà richiesto di adottare una politica di best execution con particolare attenzione alle altre piazze di esecuzione. I brokers non dovranno limitarsi alle operazioni di borsa, ma potranno prendere in considerazione altri mercati aumentando la competizione e assicurando la correttezza delle negoziazioni. Gli operatori di mercato fanno pagare per molti processi di reporting cedendo poi le informazioni alle parti interessate. Con l'introduzione delle norme Mifid sulla trasparenza questi costi verranno abbattuti grazie alla maggiore competizione. Le imprese di investimento devono conseguire il miglior risultato possibile per il cliente, quando ne eseguono gli ordini. I fattori da considerare sono il prezzo, i costi, la velocità di esecuzione, la probabilità di esecuzione e di regolamento, la dimensione e la natura dell'ordine. La cosiddetta "best execution". Questa necessità dell'operatore incrementerà la produttività a lungo termine, migliorerà la soddisfazione del cliente, ridurrà i costi e si allineerà alle normative. Questo è quello che tutti si augurano. Tutto filerà liscio? Tra le difficoltà nel processo di adeguamento alla direttiva figurano i costi di integrazione tra le piattaforme, (piattaforme diverse suddivise per asset class). Anche modificare la politica di best execution può non essere facile. La best execution andrà garantita comunque. Attualmente più della metà delle banche e degli operatori ha in corso un processo di riorganizzazione. Il problema è di quelli che non si possono rinviare. Leggi anche: http://www.borsamonitor.it/market/macro/siti_di_borsa_e_testo_unico.html |
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