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IL QUASI OLIGOPOLIO DEGLI EXTERNAL RATING La concentrazione del mercato del rating mondiale nelle mani di sole tre agenzie forse non è così male. Le tre agenzie per eccellenza nel mercato del rating sono Moody’s, Standard & Poors e Fitch. Coprono il 95% del mercato mondiale. E in Italia? Anche qui lo schema si ripete. Sono le "3 sorelle" a dominare. Nel 1995 era nata Italrating, che vedeva nella compagine societaria Mediocredito, Nomisma e l'editrice Il sole 24 ore, ma nel 2000 è stata acquisita da Fitch. Tuttavia, in questo ultimo periodo, si stanno affacciando nuove realtà -come Eur-ra, spin off dell'Università di Trieste, o altre piccole agenzie anche al sud- soprattutto sull'onda di Basilea 2. Proprio in sede europea era sorta la domanda se non fossero poche le agenzie operanti sul mercato. «La conclusione è stata che sì, lo sono, ma è un bene, perché solo se sono poche hanno una forza contrattuale elevata per poter acquisire informazioni, anche riservate, all'interno dell'azienda che devono valutare», spiega Giacomo De Laurentis, docente presso l’Università Bocconi, «l'industria delle agenzie di rating è fortemente concentrata perché questo è un elemento fondamentale del buon funzionamento del rating. Queste nascenti o appena sorte agenzie di rating avranno un pessimo futuro,perché sono nate sull'ipotesi che Basilea 2 spingesse le imprese a dotarsi di rating esterni, anche le pmi, quelle cioè che non possono pagarne i costi elevati. I rating sono, invece, fatti per le grandi imprese. E, di questo, il comitato di Basilea era già perfettamente consapevole nel 1999, confermandolo poi con il documento del 2004». «Inoltre, per definire le agenzie di rating, il comitato di Basilea elenca una serie di requisiti restrittivi, come: accesso internazionale, risorse in termini di competenze professionali per avere un contatto continuativo e diretto con il management dell'impresa; trasparenza dei metodi e dei risultati; reputation, cioè l'effettivo uso di quei rating da parte del mercato, e quindi un legame tra essi e il tasso pagato sulle obbligazioni; e così via. Questi requisiti limitano molto la possibilità di azione di agenzie senza storia alle spalle. Ecco perché, a mio parere, il futuro di queste nuove iniziative è incerto: perché sono fuori dalla logica di business dei rating esterni - che sono fuori dalla logica delle imprese dalle dimensioni contenute» Maria Luisa Astesani Leggi anche: http://www.borsamonitor.it/market/blog_finanza/agenzie_di_rating.htmlhttp://www.borsamonitor.it/market/blog_finanza/agenzie_di_rating.html
Il mercato del rating è sufficientemente aperto ed efficiente?
L’eco della crisi di oltreoceano che ha colpito il mercato dei mutui subprime - i prestiti concessi alla clientela meno affidabile e per questo definiti “spazzatura” (junk) – e con esso l’intera economia americana, pone un interrogativo sul ruolo e sulla tenuta di un anello fondamentale del sistema finanziario internazionale: il rating. Qualche giorno fa Standard & Poor’s (imitata dopo poco da Moody’s e Fitch) ha ridotto il giudizio su circa 600 emissioni di bond garantiti dai subprime. Come nel caso Enron e negli scandali nostrani Parmalat e Cirio, anche in questa vicenda la decisione delle agenzie di rating sembra quanto meno tardiva. Qualche giudice americano, ad esempio l’Attorney General dell’Ohio, ha addirittura aperto un fascicolo per accertare se vi siano delle responsabilità dirette delle agenzie di rating, spingendosi a ipotizzare l’esistenza di un conflitto di interessi in capo alle agenzie stesse. Ovviamente, questa non è la sede per certificare responsabilità, né per mettere sotto accusa un settore che fornisce un servizio informativo essenziale al funzionamento dei mercati. Ciò detto, va aperta una riflessione più generale, oggetto, poco più di un mese fa, di un appello inviato ad Angela Merkel, nella sua veste di presidente di turno del G8, da alcuni deputati al Parlamento Italiano (Benedetto Della Vedova, Daniele Capezzone, Sandro Gozi, Valerio Zanone) e al Parlamento Europeo (Lapo Pistelli, Andrea Losco). Il mercato del rating è fortemente oligopolistico, limitato da decenni a soli tre operatori a causa delle severe barriere all’ingresso poste dalla SEC americana (in totale assenza di legislazione europea sull’argomento). C’è da chiedersi se il sistema finanziario internazionale di oggi non necessiti di un mercato del rating più ampio, aperto ad una varietà di agenzie di dimensioni diverse e specializzate in ambiti peculiari (per tipologia di strumento o per area geografica). Altra questione è quella della trasparenza dei metodi di valutazione. Le agenzie di rating valutano titoli fortemente a rischio e particolarmente complessi con modelli finanziari che non sono resi pubblici. La mancanza di concorrenza non aiuta certamente il miglioramento della qualità del settore e lo sviluppo di metodi di valutazione innovativi e trasparenti. Una valutazione accurata del credito è un presupposto essenziale per un mercato finanziario efficiente, tanto più che il ruolo delle agenzie di rating è stato oggi fortemente “istituzionalizzato” (si pensi ai vincoli di rating per la composizione dei portafogli dei fondi pensione). Forse le agenzie non si sono scelte da sole questo compito, preferendo per sé la natura di mezzi di informazione soggetti ai soli principi della libertà di stampa e a codici di autoregolamentazione. E’ una impostazione condivisibile, che va però rilanciata con il suo naturale corollario: lo sviluppo di un mercato competitivo del rating, in cui il regolatore non ponga eccessive barriere all’ingresso ma imponga “solo” severi parametri di trasparenza. (Piercamillo Falasca) Si ringrazia Competere.eu – spinning innovation |
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