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ORO ROSSO
Rame: Consumo, speculazioni, contrabbando e riciclo
Il rame ha un’importanza fondamentale nell’economia contemporanea. Tale importanza è dovuta alle sue caratteristiche tecniche che lo rendono indispensabile in moltissimi campi di applicazione. In particolare il rame è dotato di una conducibilità, tanto termica quanto elettrica fra le più alte fra i metalli. Ciò ne fa, come è sotto gli occhi di tutti, uno dei metalli più importanti nell’impiantistica elettrica, ma anche nelle industrie e nei trasporti. Inoltre è un metallo caratterizzato da elevata resistenza alla corrosione e da una grande duttilità e malleabilità, e infatti a causa della sua facilissima lavorazione è un metallo molto utilizzato fin dall’antichità. Un’altra caratteristica fondamentale è la sua disposizione alla formazione di leghe, fra le quali ricordiamo in particolare il bronzo, ma anche le leghe con l’alluminio e con il nichel, molto utilizzate nelle zecche (i tagli maggiori degli euro sono in varie leghe di rame).
La partita Cile-Cina sul rame.
Negli anni novanta il consumo maggiore di rame nel mondo avveniva nei Paesi industrializzati, in particolare Europa occidentale e Stati Uniti, nei quali il rame viene utilizzato, in prevalenza, per l’utilizzo nei prodotti elettrici ed elettronici e in edilizia. I maggiori produttori di rame del mondo sono il Cile, il Canada, gli Stati Uniti, l'Indonesia, l'Australia, lo Zambia e altri produttori minori. Il Cile è però di gran lunga il più importante non solo perché detiene il 40% della produzione mondiale di rame e il 44% delle riserve stimate del metallo, ma anche perché è il principale mercato di esportazione. Infatti la produzione statunitense, pur quantitativamente importantissima è destinata all’enorme consumo interno (il consumo statunitense è infatti il maggiore del mondo). In effetti il Cile è il supermercato mondiale del rame dal quale trae una gran parte della sua ricchezza. È il Cile il Paese chiave per comprendere la geopolitica del rame.

Negli ultimi anni la geografia economica del rame ha subito un cambiamento. Lo sviluppo economico dell’Asia Orientale, ci riferiamo naturalmente a Cina ed India in particolare, sta portando i consumi di rame in questi Paesi alle stelle con conseguenze enormi sui flussi internazionali di questo metallo. Come accennavamo in precedenza infatti in queste nazioni il passaggio da un’economia agricola a quella industriale e post-industriale sta facendo aumentare vertiginosamente la necessità di rame. La potenza più attiva sul mercato del rame, come del resto succede in molti altri mercati, è la Cina. Il paese asiatico e il Cile stanno sviluppando una sempre maggiore cooperazione economica e commerciale che possa garantire alla Cina un approvvigionamento cospicuo e stabile di rame e al Cile prezzi che difficilmente un altro compratore potrebbe garantire. Nel 2006 una delle più importanti industrie cinesi dei metalli, la Minmetal, ha stipulato un contratto con la Codelco, la più importante industria mineraria cilena, di proprietà statale, un contratto della durata di ben quindici anni (contro una durata consueta di due o tre anni), congelando il prezzo ad un valore di poco inferiore a quello attuale di mercato che, come mostreremo più avanti è difficilmente sostenibile sul lungo periodo. Inoltre le due società si sono accordate per l’apertura congiunta di una nuova miniera in Cile, rafforzando la posizione geopolitica della Cina nel Paese, da sempre uno dei Paesi chiave del Sudamerica. Rafforzamento che ha avuto quasi una consacrazione ufficiale quando la presidente Bachelet ha firmato con la Cina un trattato di libero commercio, che ha come perno il settore minerario.

L’interesse economico della Cina nei confronti del rame ha scatenato una corsa all’acquisto del rame, il cui prezzo è ai massimi storici. Nel 2003 il prezzo del rame era ai suoi minimi e si aggirava intorno ai 1500 dollari alla tonnellata. Nel 2006 il prezzo aveva già raggiunto i 6500 dollari e sta ultimamente puntando alla quota record di 8.000.

Speculazioni, riciclaggio e contrabbando
Tuttavia bisogna essere molto prudenti nell’attribuire questo aumento enorme dei prezzi esclusivamente all’aumento della domanda che stiamo registrando. Quasi tutti gli analisti dei mercati finanziari concordano nell’osservazione che in gran parte l’aumento dei prezzi è dovuto a movimenti speculativi da parte di hedge funds. In effetti le materie prime stanno indistintamente subendo un processo simile di aumenti dei prezzi dovuti a speculazioni finanziarie più che a motivazioni squisitamente economico-produttive. I fondi speculativi puntano infatti sulla crescita continua di alcuni Paesi, ancora una volta soprattutto della Cina, e di un relativo aumento della domanda, manifestando così la convinzione di una maggiore redditività di speculazioni sulle materie prime rispetto a investimenti più tradizionali quali i mercati obbligazionari e azionari.

Gli elementi che spingono i fondi speculativi a puntare su una domanda ancora sostenuta di rame sono legati alla crescita del settore dell’elettronica di consumo in Cina. Tale convinzione è sostenuta dalla volontà del governo cinese di aumentare i consumi interni di tale settore. Tuttavia vi sono molti rischi legati al mercato cinese, rischi dovuti soprattutto alla debolezza del sistema creditizio cinese che potrebbe essere sottoposto ad uno stress eccessivo qualora dovessero continuare tassi di crescita come quelli della Cina degli ultimi anni. Inoltre è sempre più probabile, anche per rallentare una crescita che rischia di diventare insostenibile, una rivalutazione della moneta nazionale cinese, lo yuan, misura che farebbe inesorabilmente scendere la domanda di rame e, di conseguenza, il suo prezzo. Per tutti questi elementi alcuni analisti ritengono che il prezzo del rame sia arrivato al punto massimo e che la bolla speculativa possa esplodere presto, contrariamente a quello che ritengono gli hedge funds.

L’alto prezzo del rame ha causato anche un sempre maggiore interesse per il riciclaggio di questo metallo. In effetti il rame è molto adatto ad essere riciclato per almeno due motivi. Il primo è che esso ha una struttura chimico-fisica che lo rende capace di sopportare numerosi cicli di lavorazione senza che perda le su capacità meccaniche. Ma l’elemento fondamentale della convenienza del riciclaggio è che il rame ha alti costi di estrazione e bassissimi costi di riciclaggio, contrariamente a quello che avviene con altre sostanze come il vetro. Infatti il rame si presenta in natura con percentuali bassissima di rame puro all’interno della roccia, percentuali nell’ordine dell’1%. Ciò naturalmente comporta un grande utilizzo di energia nell’estrazione del metallo, oltre ad un impatto ambientale devastante. Al contrario il riciclaggio non comporta alcuna difficoltà e nella maggior parte dei casi non c’è bisogno di sottoporre gli scarti di rame ad alcuna lavorazione prima dell’altoforno. Tutto ciò fa sì che il rame riciclato sia una fetta importantissima del mercato. Il Bureau of International Recycling ha calcolato che il rame riciclato nel mondo sia addirittura il 34% di quello totale in circolazione.

La crescente preziosità del rame non ha provocato interesse soltanto da parte di attori ufficiali. Infatti negli ultimi anni si sta verificando in maniera sempre crescente il fenomeno del furto del rame e del suo conseguente inserimento nei circoli internazionali del contrabbando. In tutta Europa il fenomeno dei furti del rame è in crescita. Esso ha assunto dimensioni massicce specialmente In Germania, mentre in Italia il fenomeno è di più recente manifestazione, anche se la crescita è notevole. Il settore che risente maggiormente dei furti di rame, in Italia ma anche negli altri Paesi, è quello ferroviario. Si calcola che in Italia siano state sottratte alle ferrovie addirittura duemila tonnellate di rame, per un controvalore di circa 12 milioni di euro. Se osserviamo il fenomeno da una prospettiva aggregata di tutta l’Europa notiamo che esso ha un’importanza notevole: le stime più attendibile calcolano che il vecchio continente abbia perso negli ultimi anni un milione di tonnellate di rame. Ovviamente non tutto il rame perso dall’Europa ha viaggiato tramite canali illegali. In molti casi infatti il deflusso di rame dall’Europa fa parte di una vera e propria strategia dei Paesi emergenti che incentivano i propri importatori erigendo, al contempo, barriere importanti all’esportazione. Tuttavia è appurato che anche le mafie abbiano messo le mani su questo affare. Nell’agosto 2006 infatti i carabinieri hanno scoperto nel porto calabrese di Gioia Tauro ben ventisette container di rame rubato pronto a salpare per la Cina.

Conclusioni
La breve descrizione delle dinamiche politiche ed economiche che abbiamo delineato consente di effettuare alcune importanti osservazioni. In primis si può sottolineare la relazione che sembra crearsi fra Cile e Cina. L’emisfero Occidentale è sempre stato considerato dagli Stati Uniti una sorta di “cortile di casa” nel quale le intromissioni non sarebbero state tollerate. La sfida cinese sembra di natura nuova. Le ambizioni di influenza di altri Paesi, anche europei, in Sudamerica si è sempre scontrata con le sue relazioni economiche privilegiate con gli USA, che ha sempre costituito il mercato principale delle merci sudamericane. L’espansione della Cina e le sue crescenti relazioni commerciali con i paesi del continente potrebbero far presagire un panorama di progressivo distacco del Sudamerica dall’influenza americana, anche a causa del deficit di egemonia americana che si è manifestata negli ultimi dieci anni in Sudamerica. La Cina sta per diventare il principale partner commerciale del Cile ed ha appena firmato un trattato di libero commercio. In sostanza la partita del rame cileno potrebbe essere solo un capitolo della crescente e , per gli Stati Uniti, preoccupante, influenza cinese in Sudamerica. Il secondo aspetto che emerge è che l’interdipendenza planetaria è davvero globalizzata. Abbiamo infatti mostrato come un singolo aspetto dell’economia internazionale, il commercio del rame, abbia risvolti mondiali di grande rilevanza. Mauro Scalercio
(source:fondionline.it)
 
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