ULTIMI DATI SUI RISCATTI
Il 2008 si è chiuso per i Fondi Comuni con ulteriori riscatti per 9 miliardi eu a dicembre (in linea con le attese), mentre l'intero anno si è dimostrato il peggiore nella storia del settore con riscatti complessivi per 140 miliardi eu e asset gestiti calati a 409 miliardi eu dai 570 miliardi di fine 2007.
A dicembre sono andati male tutti i tipi di fondi. A livello di singole società male le banche:
Pioneer (gruppo Unicredit) 2,3 miliardi,
Intesa SanPaolo 1,5 miliardi,
Banco Popolare 607 milioni e
Ubi 550 milioni.
Banca Esperia 515 milioni,
Kairos 295 milioni.
Anima 189 milioni
Azimut 54 milioni.
Secondo i dati Assogestioni, a dicembre Azimut avrebbe sofferto riscatti per 54 milioni eu. Il dato ufficiale della società non è ancora stato diramato e potrebbe essere migliore di quello pubblicato da Assogestioni per effetto dei fondi di diritto non italiano non registrati da Assogestioni.
FONDI POSITIVI
Bene invece Fideuram, che ha registrato una raccolta per 427 milioni eu e Mediolanum che ha segnato una raccolta positiva per 166 milioni eu.
Mediolanum ha chiuso l'ultimo mese del 2008 con una raccolta positiva per 166 milioni eu (aspettative per 100 mln), lo si apprende dai dati sull'andamento dell'industria del risparmio gestito. Il risultato è in controtendenza rispetto all'andamento del settore: Mediolanum conferma ancora una volta le sua capacità di raccolta fondi costante nel tempo e a prescindere dalle difficoltà dei mercati azionari.
Sul settore asset management sono attesi ulteriori riscatti per 17 miliardi eu a fine 2009.
I PROBLEMI ANCORA DA RISOLVERE
Settore immerso nella peggior crisi di sempre, ma statico. Sempre in attesa di risolvere i propri problemi. Parlare dei problemi dei Fondi Comuni d'investimento è come stare in mezzo al mare con una barchetta quando c'è la nebbia. Si aspetta. Le proposte, i progetti ed i consigli della Banca d'Italia si sprecano, ma la ultima crisi finanziaria dei mercati ha rubato la scena e le soluzioni ed i problemi sono stati di fatto dimenticati. Parola d'ordine rinviare e rimandare tutto invece di prendere la situazione in mano e dare soluzioni ai risparmiatori ed a chi lavora nel settore, mentre la perdita di valore dei portafoglio e la richiesta di riscatti proseguono senza fine. Quali sono i nodi da sciogliere?
Secondo Assogestioni bisognerebbe:
a) separare Sgr e rete dalla proprietà, per svincolarli dai conflitti d'interesse latenti;
b) rivedere la normativa fiscale in maggiore armonia comunitaria;
c) ripensare alla mancata applicazione della Mifid in alcune situazioni;
d) abbassare i costi (ingresso, gestione e performance), per ri-alimentare rapidamente le vendite;
e) proporre un piano di marketing del settore;
f) ricomporre l'offerta, di ciascuna Sgr (in particolare nei confronti dei competitori «cannibali»: gli Oicr esterovestiti roundtrip) tramite fusioni tra prodotti;
g) chiudere e liquidare qualche fondo, reinvestendo in prodotti nuovi (modello Sicav o prodotti a scadenza);
h) rinunciare esplicitamente alle Gpf (e al loro potenziale di raccolta), alimentando in sostituzione fondi di fondi (con prospetto informativo e controllo adeguato);
i) cercare canali distributivi alternativi alle banche;
j) semplificare il lavoro di back-office per abbattere i costi.
Si potrebbe poi approfittare delle condizioni di ribasso dei prezzi, che potrebbero esserè di stimolo per suggerire nuovi acquisti o per ricomporre dei portafogli oggi assai squilibrati. Intervenire rapidamente è necessario per evitare che il disastro continui, sapendo però di dover fare i conti con alcune realtà di fatto:
1) i gestori non sono sufficientemente abili e idonei alle masse da gestire;
2) le banche vendono Oicr solo e soltanto quando conviene al loro conto economico;
3) nessuno ha il coraggio di scegliere' canali di distribuzione alternativi, essendo parte del sistema bancario;
4) chi colloca spesso non sa correttamente ed esattamente cosa vende;
5) le retribuzioni nel settore sono scorrette, poiché stimolano opzioni non convenienti al cliente;
6) le Sgr hanno guadagnato in passato, senza capitalizzare e investire, ma distribuendo anzi pay-out altissimi ai soci;
7) non c'è alcuna consulenza nell'attività complessiva, ma solo vendita;
8) le performance sono strutturalmente negative;
9) l'industria dei fondi è obbligata a cambiare, altrimenti cadrà ancor di più.
DOMANDE SENZA RISPOSTA
Queste sono le riflessioni più comuni, ma che dire poi squilibrio fiscale che penalizza i fondi italiani rispetto agli esteri?
In Italia è proponibile una vera separazione delle sgr dalle banche controllanti come suggerisce il governatore Draghi?
Quanti gruppi italiani sarebbero in grado di assumersi il ruolo di grandi gestori indipendenti con ambizioni internazionali?
Quanto è realizzabile una vera apertura delle reti distributive bancarie (già adottata da istituti più piccoli) da parte dei grandi gruppi italiani?
Perchè i fondi comuni non possono essere quotati in Borsa in maniera simile a quello che oggi accade per gli ETF come propone la Consob in modo da poter acquistare qualsiasi Fondo da qualsiasi promotore? Perchè le Banche (cioè i venditori, i gestori e azionisti che con grande conflitto d'interesse sono la stessa cosa) hanno pochissimo interesse a fare prodotti buoni ed innovativi, poiche' il successo commerciale di un fondo comune d'investimento non e' legato alla qualita' del prodotto, ma alla forza dalla rete distributiva. In altre parole i risparmiatori sottoscrivono quello che gli propone la banca. Se i fondi oggi sono in crisi e' anche (forse principalmente) perche' le banche preferiscono vendere prodotti per loro piu' redditizi (come polizze e strutturati vari). Il risparmiatore deve fare quello che dice la banca e basta. Deve fidarsi e basta. I suoi risparmi sono affare della banca. Questo (con tutto ciò che è apparso sui giornali a proposito di bilanci di banche che saltano) è ora fuori dalla realtà, come lo sono i promotori completamente spiazzati tra cliente e banca.
Non è facile lavorare con la massima soddisfazione in regime di sospetto "cartello" come ipotizzano le 200 pagine della recente relazione dell'Antitrust sul sistemo bancario e assicurativo. "I cartelli non sono peccati veniali" - afferma con forza il presidente dell'Antitrust: il 96% del campione di banche, assicurazioni e altre società finanziarie esaminate dall'Antitrust presenta "nei propri organismi di governance soggetti con incarichi in concorrenti". E non si tratta di due o tre soggetti, specifica l'Autorità: si arriva fino a 16! Tutti amici?
COSA PENSANO I PROMOTORI
Il pensiero dei PF in un intervento di Massimo Stramandinoli, promotore finanziario e responsabile della AICIF (Associazione Italiana, Consulenti Investimenti Finanziari) sull'argomento.
Come sempre quando si affronta un problema di qualsiasi natura noi italiani siamo sempre capaci di non usare la logica e cercare sempre soluzioni astruse. Il promotore secondo il mio parere deve e quando scrivo DEVE intendo in modo imperativo essere un professionista dei mercati. A tal proposito egli deve essere, oltre che un venditore di prodotti bancari, SGR ecc., un conoscitore di tali prodotti e consigliare il suo cliente o potenziale cliente prodotti che sono "tagliati" per le sue esigenze in poche parole deve essere un sarto che crea un abito su misura al proprio cliente. Detto questo e per poter essere all'altezza della situazione il PF (promotore finanziario) non può prescindere ad essere un vero consulente finanziario. Infatti deve per forza di cose avere esperienza diretta sui mercati perché possa conoscerne l'andamento e i cicli e pertanto conoscere a menadito l'analisi tecnica con tutte le sue metodologie e scegliere quella che più si presta all'esigenza del momento. Un esempio: conoscere le Onde di Elliott per poter individuare in quale onda ci si trova; inoltre Gann per una previsione sul futuro e tante altre metodologie che noi tutti analisti abbiamo attualmente a disposizione. Il PF deve saper leggere i grafici di qualsiasi strumento che propone, in modo che possa consigliare al meglio il cliente o potenziale cliente. Non deve pensare solo a far cassa, ma proteggere il cliente in modo che lo stesso cliente non sopporti perdite dovute alla leggerezza di consigli dati ripeto per far cassa a favore del PF e per chi ha avuto mandato. Deve tutelare il cliente saperlo consigliare al meglio in modo che questi non perda fiducia e quindi oltre che perdere soldi allontanarsi dall'investimento mobiliare e conseguentemente fare cattiva pubblicità alla categoria dei PF come sta succedendo in questi ultimi periodi. Il PF deve, oltre essere preparato, avere una certa età e con un’esperienza maturata sul campo almeno quinquennale e non essere un giovincello/a alle prime armi che per guadagnare un po’ di soldini propone investimenti a parenti ed amici che per forza di cosa questi ultimi affidano i lori risparmi alla cieca e solo sulla fiducia per la parentela o amicizia che li lega al PF di turno.
Oggi in Italia stiamo assistendo alla nascita dell’Albo dei Consulenti finanziari a parcella, la cosa dovrebbe nascere in Febbraio. Secondo il mio punto di vista grazie alla lunga esperienza sui mercati mobiliari da me maturata in molti anni di lavoro svolto, oggi la nascita dell’Albo dei consulenti finanziari non pone rimedio alla discrepanza esistente anzi la peggiora. Infatti non è dividendo le carriere che si risolve il problema, ma bisogna preparare la persona in modo qualitativo e professionale perché si possa andare avanti nel mondo della finanza. Ho avuto esperienza diretta di quanto ho scritto sopra; tenendo corsi di analisi tecnica sia di base che avanzato, ho avuto la fortuna di avere come allievi molti PF che sentivano il bisogno di crescere professionalmente e che grazie alla loro lungimiranza, oggi sono ancora attivi nel loro lavoro e con bei risultati dei propri clienti e grazie a questi oggi vivono ancora della loro professione ed hanno aumentato i loro portafogli, operando bene ed in modo oculato. In questo momento storico la nascita di un ulteriore Albo non porterebbe alla soluzione anzi creerebbe un'altra entità con nascita di altre Lobby che sappiamo tutti bene non fanno alla causa.
Io sono per un solo Albo che unisca le professionalità e che ci sia libertà d’azione finalizzata alla vera tutela dei risparmiatori. Finisco, per paura di essere prolisso, affermando che oggi per essere competitivi e professionalmente preparati bisogna “obbligare” i PF a studiare l’analisi tecnica e seguire giornalmente i vari mercati finanziari in modo che ciò porti ad una valutazione seria dei prodotti da proporre al proprio cliente o potenziale cliente. Per dirla tutta il PF deve saper indirizzare nel meglio gli investimenti dei propri clienti. Pertanto credo che da qui bisogna partire e fare tesoro dell’esperienza degli ultimi anni in modo che si possa parlare bene dei PF e metterli in posizione di tutore del cliente e non da “controparte”. Massimo Stramandinoli www.laborsaditutti.it
AZIMUT Crisi arginata grazie ai promotori
Azimut chiuderà il 2009 in miglioramento rispetto ai livelli depressi dell'anno passato, lo ha detto oggi il presidente ed amministratore delegato Pietro Giuliani nel corso di una conferenza stampa. L'indicazione è in linea con le attese del mercato: per il 2009, Roberto Odierna, analista di Unicredito, si aspetta che l'utile salga a 55 milioni dai 44 milioni stimati per fine 2008. Un risultato, quest'ultimo, in forte calo rispetto ai 105 milioni di euro di utile registrati nel 2007.
Secondo un altro analista, il mini recupero potrebbe essere sostenuto dal rimbalzo delle commissioni di performance, praticamente azzerate nel corso dell'anno passato rispetto ai 77 milioni di euro del 2007.
Giuliani ha mostrato il solito ottimismo di pragmatica per quanto riguarda lo scenario per gli investimenti e ha annunciato che in questi mesi difficili il riacquisto di azioni proprie è proseguito. A comprare sono stati anche 46 manager della società.
Per quanto riguarda la raccolta, "nel 2009 contiamo di tornare in positivo". I dati degli ultimi mesi, in particolare quelli di dicembre, mostrano che la società riesce a limitare i danni della drammatica emorragia di liquidità che sta interessando l'industria dei fondi. Nel corso del 2008, Azimut ha subito riscatti per 107 milioni di euro, pari allo 0,7% delle masse gestite: questo dato si confronta con deflussi totali dell'intero sistema pari a 140 miliardi. Nell'ultimo mese dell'anno scorso, a fronte di riscatti totale per 9 miliardi di euro, Azimut ha tenuto le posizioni limitando i danni a 21 milioni di euro.
La società è anche riuscita a incrementare la quota di mercato salendo alla fine dell'anno scorso al 2,8% dal 2,6% del 2007. "La nostra sensazione è che la rete dei promotori sarà in grado di conquistare altre quote di mercato nel corso dell'anno", scrive Odierna nella nota inviata alla clientela. Dietro questo successo, secondo l'esperto, c'è la scarsa attenzione che le grandi banche stanno rivolgendo alle loro reti di raccolta del risparmio, un atteggiamento che lascia spazio agli operatori indipendenti.
Il 2009 sarà un anno di ripresa rispetto al 2008 ma per gli azionisti dovrebbe essere un anno più avaro, Giuliani ha detto che la cedola ordinaria di quest'anno sarà in linea con quella degli anni passati, ovvero, non ci saranno componenti straordinarie come nel 2008 e nel 2007. Nel 2009 il dividendo atteso da Unicredit è 0,10 euro e una cifra analoga dovrebbe essere distribuita nel 2010.
(Websim)