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BORSE IN RIBASSO

BANCHE IN PICCHIATA
Banche in picchiata con Unicredit in testa. La nuova paura è l'Est Europa: Raiffeisen, Erste Bank, Societe' Generale, UniCredit e Kbc a rischio a causa dell'esposizine ad est (Polonia e Croazia sopratutto), dice l'agenzia Moody's. Le valute dell'est europa lo confermano: il fiorino ungherese è sceso al minimo storico di 306,25 contro l'euro, lo zloty polacco ha perso l'1,9% contro l'euro. Ma le più colpite sono le banche: Unicredit  in caduta del 7,3% dopo la discesa dell'8% di ieri, SociétéGénérale  ha perso il 9,5%, DeutscheBank è scesa del 5,8%. Sia Moody's che Standard & Poor's hanno avvertito che il deterioramento delle economie della zona orientale potrebbe mettere sotto pressione i rating delle banche di quei Paesi e anche delle banche internazionali che hanno investito nell'area. E intanto l'oro è salito, in rialzo del 2% a 960 dollari all'oncia, il massimo dal luglio scorso.

Giornata nera per le Borse in Europa e in America, tutte in forte ribasso. I titoli finanziari, quelli dell'auto e i titoli immobiliari hanno guidato la discesa dei mercati azionari dove si sono sfogate le paure degli investitori: paura che il piano della Casa Bianca per il rilancio dell'economia negli Usa sia troppo debole, paura per la tenuta economica dell'Est Europa.
Il rapido deterioramento del quadro macroeconomico nell'Europa dell'Est potrebbe mettere sotto pressione i rating di diverse banche. Moody's evidenzia in uno studio l'esposizione del sistema bancario italiano verso la zona, principalmente per la presenza di Unicredit e Intesa Sanpaolo. L'esposizione delle banche italiane a Est e' concentrata in Polonia (il 27% delle esposizioni totali nell'area) e Croazia (16%), spiega Moody's. Il sistema bancario piu' esposto verso l'Europa orientale e' quello austriaco. A mettere sotto pressione i rating Bfsr delle banche orientali potrebbero concorrere piu' cause: la svalutazione delle valute locali, l'ampio peso che hanno i finanziamenti esteri, l'esposizione a settori in declino a livello regionale (ad esempio il comparto immobiliare) e le difficolta' di accedere a finanziamenti. Per gli istituti orientali c'e' poi un rischio ulteriore legato al possibile disimpegno delle controllanti occidentali, che potrebbero cercare di difendere cosi' le attivita' domestiche. Mentre i rating potrebbero essere messi sotto ulteriore pressione da un riduzione dei rating sovrani. L'attivita' delle banche europee occidentali nell'Europa orientale, nota Moody's, fa capo soprattutto a un numero ristretto di gruppi, tra i quali: Raiffeisen, Erste Bank, Societe' Generale, UniCredit e Kbc.
IL DEBITO DEI PAESI DELL'EST
I Paesi dell’Est Europa ha un debito verso l’esterno di 1.700 miliardi di dollari secondo la fonte Morgan Stanley, 400 miliardi di dollari scadono e devono essere ripagati o rifinanziati nel 2009, e sono pari ad un terzo del PIL dell’area.
Neppure l’industria petrolifera degli oligarchi russi può coprire il suo debito di 500 miliardi di dollari finchè il petrolio rimane a quota 33 dollari al barile, poiché gli investimenti sono stati fatti con un prezzo del petrolio futuro stimato a 95 dollari di media. Per difendere il rublo la Russia ha già consumato un terzo delle sue riserve valutarie da agosto del 2008.
In Polonia il 60% dei mutui sono in franchi svizzeri, e lo sloty ha perso moltissimo terreno contro il franco svizzero. L’Ungheria, i Balcani, i Paesi Baltici e l’Ucraina hanno chi più chi meno tutti problemi di questo genere da affrontare. Questo misterioso atto di follia collettiva, sia dei prestatori che dei debitori, è l’equivalente per l’Europa della bolla dei mutui subprime negli USA. Tuttavia c’è una differenza cruciale: le banche europee devono pagare il conto per entrambe le bolle di debito, quelle statunitensi no.
Quasi tutto il debito della regione dell’Est Europa è dovuto alle banche dell’Europa occidentale, specialmente di Austria, Svezia, Grecia, Italia (indirettamente attraverso la controllata Bank Austria del gruppo Unicredito) e Belgio. In più l’Europa ha pure in mano ben il 74% di tutti i 5 mila miliardi di dollari di prestiti fatti nei Paesi Emergenti: le banche europee sono 5 volte più esposte rispetto a quelle statunitensi e giapponesi su questo fronte e hanno una leva finanziaria (il loro passivo totale rispetto al patrimonio netto della banca) pari al 150% delle banche statunitensi e giapponesi.
Le banche spagnole sono coinvolte fino al collo in America Latina dove la crisi è già manifesta (in Brasile nell’ultimo mese sono andati persi 650.000 posti di lavoro). Gran Bretagna e Svizzera sono coinvolte fino al collo in Asia.
Che occorrano mesi o solo settimane, il mondo è destinato a scoprire che il sistema bancario europeo è affondato, e che ancora non esiste una Federal Reserve europea pronta ad intervenire come un prestatore di ultima istanza o inondare i mercati con stimoli di emergenza.
I governi europei stanno aggravando il problema, costringendo le loro banche a chiudere le filiali est europee e richiamare i capitali prestati, Atene ad esempio ha ordinato alle banche greche di uscire dai Balcani.
Le somme necessarie (i 400 miliardi di prestiti in scadenza nel 2009) ai Paesi dell’Europa orientale vanno al di là delle possibilità di aiuto del Fondo Monetario Internazionale, il quale ha già soccorso l’Ungheria, la Lettonia, la Bielorussia, l’Islanda, il Pakistan e prossimamente la Turchia, per cui sta velocemente esaurendo le sue risorse pari a 200 miliardi di dollari (155 miliardi di euro).
Siamo vicini al punto in cui il fondo monetario internazionale dovrà stampare denaro per il mondo, usando forze arcane che consentano un diritto di prelievo speciale.
Il suo salvataggio da 12 miliardi di euro per l’Ucraina è stato sfilacciato, la nazione che sta affrontando una contrazione del 12% del PIL, dopo il collasso del prezzo dell’acciaio, si sta dirigendo verso il default, mettendo Unicredit, Raffeisen e ING in seri guai.
Il Pakistan vuole altri 7.6 miliardi di dollari.
Il governatore della banca centrale della Lettonia ha dichiarato l’economia del paese “clinicamente morta” dopo il crollo del 10.5% del quarto trimestre. I manifestanti hanno fatto a pezzi il Tesoro e assaltato il parlamento.
L’Europa è già immersa in un problema ben più profondo di quanto i leader della banca centrale Europea si aspettassero, l’economia tedesca si è contratta su base annua dell’8.4% nel quarto trimestre del 2008. Se la previsione di Deutsche Bank è corretta l’economia avrà un tracollo del 9% prima della fine dell’anno in corso. Questo è il genere di cose che è sufficiente a sortire delle rivolte popolari.
Le implicazioni sono ovvie, Berlino non è intenzionata a soccorrere Irlanda, Spagna, Grecia e Portogallo, man mano che il collasso della loro bolla creditizia condurrà ad un numero crescente di default, oppure a salvare l’Italia accettando piani per l’emissione di titoli di stato europei (union bonds) dovessero i mercati obbligazionari terrorizzarsi per l’esplosiva traiettoria del debito pubblico italiano (che sta marciando in direzione del 112% del PIL il prossimo anno, appena revisionato rispetto al precedente 101%), o ancora di salvare l’Austria dal suo avventurismo asburgico.
(cobraf.com)
(fonte ANSA).
 
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