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FINANZIARI: OCCASIONE BANCHE? Le Banche ed i finanziari americani sono il settore della Borsa Usa più depresso in questo momento. Hanno raggiunto quotazioni da minimi assoluti. L’incertezza che domina i mercati finanziari americani sembra essersi accanita sopratutto sulle Banche ed i finanziari. Wall Street ha ceduto da inizio anno il 15,8% e, nell’ultimo mese, S&P 500 ha toccato il minimo degli ultimi tre anni perdendo l’8%. Il Nasdaq, il 13,8% da gennaio e il 6,9% questo mese. Anche Barron's sostiene che il settore finanziario ha raggiunto i minimi ed invita a comperare qualche titolo in modo selettivo.
A dire il vero in analogo segnale di Barron's sul raggiungimento dei minimi nel settore casa è stato da più parti criticato e questo recente invito a comperare titoli bancari americani va preso quindi con cautela. L'inversione e ritracciamento del prezzo del petrolio e qualche discreta trimestrale (leggi: banca Wells Fargo) hanno permesso di fermare la caduta nel settore bancario che come si vede dal grafico supera tutti i minimi precedenti.
 I due grafici: il primo mostra il settore finanziario dell'indice S&P500, ed il secondo quanto il settore finanziario ha sovra o sotto performato il più importante indice americano. Attualmente, come si vede, il settore finanziario stà andando in maniera pessima rispettto all'indice che di suo ha già perso un pesantissimo 15% da gennaio. Le cause della pesantezza della situazione sono note: la crisi subprime, e l'insolvenza di due colossi dei mutui Fannie Mae e Freddie Mac, che nel giro di pochi giorni hanno perso oltre la metà del loro valore costringendo il Governo Federale a mettere a punto un piano di salvataggio per tamponare la crisi finanziaria. In questo panorama non sorprende l’attivismo dei fondi governativi asiatici e di quelli arabi, nonché degli interventi ascrivibili a singoli investitori, come il principe saudita Alwhaaleed che punta ad eguagliare la quota di poco meno del 5 per cento recentemente ipotecata dal fondo governativo di Abu Dhabi, mentre non è ancora sceso in campo il neonato, ma dotatissimo fondo governativo dell’Arabia Saudita. Con il dollaro debole e le attuali quotazioni di Borsa le Banche americane diventano terra di conquista. La CityBank lo è già da tempo con una grande fetta di azionariato arabo. La Sec, la commissione di vigilanza americana, ha aperto un’inchiesta sulle transazioni short selling (vendita allo scoperto) dei brokers e ha vietato lo scoperto su 17 titoli molto trattati. Il mercato americano è stato tuttavia tra i meno colpiti dai cali rispetto alle altre piazze finanziarie. L’Europa, da inizio anno, ha perso il 20,5%, mentre l’Msci World ha registrato una perdita del 21% (performance in euro al 16 luglio). Prospettive. Secondo la Fed, il Pil atteso per il 2008 oscillerà tra l’1 e l’1,6%, mentre le stime del Fondo Monetario Internazionale parlano di una crescita dello 0,5%. Il mercato del lavoro, al contrario, continua a perdere occupati e presenta un tasso di disoccupazione del 5,5%, il massimo dal 2004. Il vero nemico tuttavia è l’inflazione che anche a giugno è risalita, arrivando a toccare il 5% su base annua. Tuttavia, il dato core, cioè depurato delle componenti volatili come alimentari ed energia, è di poco superiore alla soglia del 2% stabilita dalla Fed. Il dilemma per la Fed è grande: se l'inflazione sale, la ripresa si allontana e la recessione sarà più lunga del previsto. Con le banche in crisi la situazione si fa pesante e le cattive notizie sembrano non essere finite. Infatti Wachovia, la quarta banca statunitense, dovrebbe registrare una perdita tra 2,6 e 2,8 miliardi di dollari, pari ad una perdita per azione tra 1,23 e 1,33 dollari, che riflette 4,2 miliardi di dollari di accantonamenti per eventuali perdite sui prestiti. Le azioni Wachovia hanno perso il 65% dall'inizio dell'anno, il doppio rispetto al calo dell'indice delle banche statunitensi (Kwb Bank Index). |
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