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BANCHE: COR TIER AL 7%?

COEFFICIENTI PATRIMONIALI INSUFFICIENTI?
Cosa è il Cor tier che tempo fa ha fatto stramazzare Unicredito dopo che mister Profumo è apparso al TG1 per dire che la sua Banca non ha bisogno di finanziamenti ed è in ottima salute? Secondo gli accordi di Basilea, il patrimonio delle banche può essere distinto in due classi (tier): una classe principale (Tier 1) composta dal capitale azionario e riserve di bilancio provenienti da utili non distribuiti al netto delle imposte, e una classe supplementare composta da elementi aggiuntivi. Dalla componente principale vanno poi dedotti alcuni elementi come l'avviamento. Ma se il Cor tier al 6% non basta, quanti miliardi di euro servirebbero alle banche?

Per evitare che il capitale Tier 1 venisse reso meno solido dall'uso di strumenti innovativi via via creati dalle banche, il Comitato di Basilea decise di limitarne l'inclusione nel Tier 1 al 15%. Escludendo del tutto tali strumenti innovativi dal Tier 1 capital, si ottiene il cosiddetto Core Tier 1. Rapportando il Tier 1 e il Core Tier 1 alle attività ponderate per il rischio, secondo i criteri di Basilea II, si ottengono poi i coefficienti patrimoniali Tier 1 ratio e Core Tier 1 ratio, spesso utilizzati come importante misura di patrimonializzazione di una banca. Secondo UBS alle banche italiane può bastare un tier 1 al 6%. Ma se il governo volesse portare il cor tier al 7% per i maggiori istituti l'esborso sarebbe di altri 10 milioni di euro. MPS dovrebbe trovare altri 3,3 miliardi, Intesa 2,8, Unicredit 2,1, BPopolare 2,2.
Questa è un ipotesi di UBS per il settore bancario italiano. Se il governo decidesse per l'8% la cifra da mettere in pancia alle banche ammonterebbe a 13,8 miliardi. Non è un caso che profumo sia ritornato di recente da un viagio di lavoro a  Dubai ed in altri ricchi paesi arabi con lo scopo di trovare finanziatori. Per il momento alle banche non resta che tagliare i costi per migliorare la situazione, perchè finanziare una banca in questi tempi è parecchio rischioso. Ne sanno qualcosa gli arabi che hanno sottoscritto l'aumento di capitale Citibank ( ormai morto che cammina...) dopo i primi buchi di bilancio, e coloro che che speravano di salvare Bank of America che è passata da una capitalizzazione di 200 ad una di 33 miliardi di dollari in un anno, bruciando tutti gli aiuti ricevuti dalla Fed e continuando a mangiare i soldi rimasti. 
La situazione di Unicredito sembra peggiorare anche per la crisi che arriva dall'est dopo la svalutazione della divisa del Kazakistan sembra che aumenteranno di molto le soffrenze delle banche del gruppo Unicredito o collegate che sono operative a est.

Le passività di una banca, sono normalmente divisi su diversi livelli, o tier. Procediamo dall’alto verso il basso seguendo un ordine crescente di “rischiosità” e di “subordinazione” e per metter dei paletti ipotizziamo che il nostro limite superiore sia dato dai depositi (passività che non rientrano in questa analisi), mentre nell’estremità inferiore troviamo le azioni ordinarie.

Sulle caratteristiche di questi due estremi non si discute essendo una la forma più sicura di debito, l’altra la tipica forma con cui ci si assume rischio d’impresa; tutto quello che c’è nel mezzo ha in qualche modo un carattere ibrido che si accentua man mano che si scende nella struttura di capitale. Ovviamente anche in termini di rendimenti man mano che si scende verso il basso gli spread si fanno più generosi per compensare i maggiori rischi assunti da chi investe in questi strumenti.

Nella parte più alta di questo semplice schema troviamo il debito senior che ad esser precisi non dovrebbe nemmeno rientrare in questa discussione essendo semplicemente uno strumento di “funding” e non di “capitale”. Il debito senior è la forma tecnicamente più semplice di bond finanziario: questi titoli hanno una scadenza definita (sembrerebbe ovvio, ma scopriremo non esser sempre così), non hanno opzioni di rimborso anticipato e il pagamento delle cedole non può essere posticipato senza incorrere in un evento di default: sono quindi titoli “binari”, l’emittente paga o non paga.

Un gradino sotto i bond senior troviamo il Tier 3, il primo livello di subordinazione ma su cui non ci soffermiamo vista la scarsa diffusione di questi strumenti. Passiamo quindi direttamente ad analizzare le due classi di subordinazione che rappresentano il vero cuore del capitale subordinato delle banche: il Tier2 e il Tier1.
A sua volta il microcosmo del Tier2 si scompone in Lower Tier 2 e Upper Tier 2: per quanto i nomi potrebbero trarre in inganno, i Lower sono “meno rischiosi” degli Upper Tier 2.

Lungo la discesa ci imbatteremo gradualmente nei rischi sopracitati: si inizia con l’extension risk per i Lower Tier 2, ma all’interno di una scadenza ultima comunque stabilita: con gli Upper tier 2 si passa al rischio di scadenza indefinita e al rischio che le cedole possano essere posticipate.

Con i Tier 1 si raggiunge il massimo grado di subordinazione di uno strumento di debito che arriva ad assumere caratteristiche simili a quelle di un’azione privilegiata; qui non solo c’è il rischio di durata infinita e di rinvio delle cedole, ma le cedole non pagate sono perse per sempre no essendo cumulative come invece accade negli Upper Tier 2. E’ tale la complessità legata alla struttura di questi titoli che appare necessario approfondire ulteriormente il tema andando a scavare ancora più a fondo nel tentativo di capire da cosa dipendono i livelli incredibili di spread a cui questi titoli sono scambiati sul mercato.
(Macromonitor)

 
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