Tornano a crescere i deflussi dai fondi comuni di investimento. In marzo l'uscita dai fondi comuni italiani ed esteri si ferma a quota 5,1 miliardi di euro, registrando così un netto peggioramento rispetto ai deflussi per 2,1 miliardi del mese di febbraio. Il patrimonio investito - dicono le indagini di Assogestioni - subisce a sua volta una contrazione di 2 miliardi di euro, passando dai 388 miliardi dello scorso mese agli attuali 386 miliardi di euro. I dati Assogestioni evidenziano quindi un aumento complessivo dei deflussi per tutte le categorie censite.
Sono prossimi alla parità i fondi di Liquidità, che registrano riscatti complessivi per 139 milioni di euro. La categoria chiude con un patrimonio in crescita rispetto allo scorso mese pari a oltre 87 miliardi di euro, equivalenti al 22,6% del patrimonio complessivo.
I prodotti Bilanciati e Azionari registrano rispettivamente 420 e 490 milioni di euro di deflussi. Alla fine del mese il patrimonio dei fondi Bilanciati subisce una leggera flessione rispetto alla precedente rilevazione e si ferma a 16,2 miliardi di euro, il 4,2% del patrimonio.
Gli asset dei fondi Azionari sfiorano i 63,9 miliardi di euro, il 16,6% del patrimonio investito in fondi aperti.
I riscatti per i fondi Hedge si interrompono a 677 milioni di euro. Gli asset detenuti dalla categoria, equivalenti al 4,6% delle masse complessive, sono alla fine del mese pari a poco meno di 17,8 miliardi di euro.
Nel corso del mese la categoria dei fondi Flessibili subisce riscatti per 701 milioni di euro e chiude il periodo mettendo sulla bilancia il 12,9% del patrimonio, un dato che vale poco meno di 50 miliardi di euro.
Sono negativi e ampiamente superiori alla somma dei deflussi delle altre categorie i riscatti dai prodotti Obbligazionari. Nel corso del mese i fondi registrati sotto questa bandiera hanno perso oltre 2,7 miliardi di euro. Essi rappresentano alla fine del mese il 39,1% del patrimonio, equivalente a masse per 151 miliardi di euro.
Durante il mese di marzo i deflussi dai fondi di diritto Italiano hanno sfiorato i 3,3 miliardi di euro. Il patrimonio investito nei prodotti domestici promossi da gruppi italiani ed esteri equivale oggi a 204 miliardi di euro, il 52,8% del patrimonio totale investito in fondi aperti.
In un momento di crisi economica le banche stanno cercando di ricostituire la liquidità necessaria a equilibrare i loro parametri finanziari in modo da non subire declassamenti e sopratutto in modo da non avere difficoltà di finanziamento. Lo fanno dirottando liquidità dal fondi comuni (a scapito dei promotori) verso le proprie obbligazioni bancarie. Hanno perciò comperato titoli di stato. Gli spread di mercato sono alti e la concorrenza è alta.
La liquidità prodotta da questo dirottamento non va a finanziare le imprese o viene imprestata ad altre banche, se non in minima parte. Va alla Banca europea spuntando tassi più alti a basso rischio. Le altre banche che cercano liquidità la chiederanno alla Banca europea pagando tassi più alti. La situazione però potrebbe farsi pericolosa se, come prevede un numero sempre maggiore di economisti, si inizia a intravvedere una uscita dalla crisi tra un paio di anni, ma con un costo inflattivo molto alto, oro alle stelle e prezzi in rampa di lancio. La troppa carta in presenza di inflazione non ha mai portato bene.
Ma perchè mettere i soldi nel reddito fisso quando il rialzo di borsa attuale appare costante ed i ribassisti sono spariti? Perchè i clienti devono fare quello che dice la loro banca. A guadagnare ci pensa la banca.