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Bankitalia - Forex Broker in Fuga
banca - Bankitalia
Bankitalia - Bankitalia Manda in Esilio i Forex Broker Italiani?
Bankitalia costringe i forex broker italiani all'esilio riducendo da giugno la leva a 1:1 sul Forex. Cosa possono fare i Broker italiani se Bankitalia stravolge il mercato Forex? Diventare inglesi ed operare in Italia con passaporto Mifid. Un articolo su "Il Riformista" del collega Antonio Vanuzzo fa il punto sulla situazione. Molti forex broker pensano di cambiare aria.  Restano le banche con i loro spread da terzo mondo. L'articolo de "Il Riformista".

Forex, da giugno si rischia una fuga di capitali verso Londra

ANTEPRIMA.
Il mercato valutario ha timore che Banca d'Italia possa ridurre la leva finanziaria. Ecco cosa cambierà.
DI ANTONIO VANUZZO

Niente Forex per l'Italia. La riforma del titolo V del Testo unico bancario, che via Nazionale sta elaborando, rischia di affossare gli operatori indipendenti che lavorano sul mercato delle valute. Alcuni dei quali, sotto anonimato, raccontano al Riformista di essere in procinto di trasferirsi in altre piazze come Londra o Amsterdam. Il tutto per via delle indiscrezioni secondo cui, con le nuove regole che Bankitalia stilerà entro giugno, le società attive sul Forex non potranno negoziare le valute utilizzando la leva.

In caso contrario, la loro attività sarebbe assimilabile a quella dei derivati, strumenti soggetti ad un regime giuridico e di vigilanza diverso rispetto alle società regolamentate dall'art.106 del Tub, elenco di cui fanno parte gli operatori Forex. Le voci nascono dal recente documento approvato dalla Cftc, il regolatore americano dei futures e derivati, il quale ha proposto, lo scorso 20 gennaio, una limitazione alla leva pari a 10, che ha scatenato aspre polemiche da partè dei money broker a stelle e strisce.

Cosa significa fare trading a leva? Esempio: un cliente accede ad una piatttaforma di trading valutario fornita da money broker, e investe mille euro sull'apprezzamento del dollaro sull'euro con una leva pari a 100. Il suo investimento avrà un valore di 100.000 euro. Qualora l'euro rimanesse forte, il cliente subirebbe una perdita dal valore superiore alla somma versata all'intermediario.

Chi paga? Per i derivati sono le clearing house a garantire il rischio di controparte, ma sui money broker la normativa è contradditoria. Lo scorso ottobre, l'AFIN, organo di rappresentanza delle società finanziarie italiane, chiese in una lettera a Bankitalia una valulazione sugli operatori ex art. 106, i quali, per l'AFIN, svolgono un'attività senza assunzione di rischio.

Nella risposta di via Nazionale, che il Riformista ha visionato in anteprima, la questione chiave era il possesso del sottostante, cioè della liquidità necessaria a coprire il rischio di controparte. Ad oggi, soltanto gli istituti di credito hanno la certezza giuridica di poter effettuare una gestione patrimoniale in valuta.
Nel suo intervento dell'8 luglio scorso all'assemblea generale dell'ABI, Mario Draghi aveva affermato di voler «mettere ordine» nell'elenco degli intermediari ex Art-106, auspicando, da parte de Governo,«interventi di maggiore portata, che adeguino una disciplina obsoleta e lacunosa».

Un'azione che Bankitalia sta portando avanti in modo miope, secondo gli operatori.
Limitando la compravendita della valuta all'effettivo scambio del sottostante, infatti, gli istituti di credito si troverebbero inevitabilmente avvantaggiati.
La situazione non stupisce alcuni osservatori, che sostengono il provvedimento sia legato al fatto che le grandi banche italiane sono gli azionisti di riferimento di via Nazionale. Non solo: limitando la leva si corre il rischio di rendere l'Italia meno appetibile agli occhi degli investitori rispetto ad altre realtà, come Londra o Amsterdam, dove il trading valutario è deregolamentato.

Intanto, in Italia agiscono indisturbati soggetti come AvaFx o eToro, società con sede in Irlanda o nelle Isole Vergini, già segnalati da Bankitalia per «attività finanziaria abusiva» ai sensi dell'art. 18 Tub.
Le società ex art. 106, che più volte hanno chiesto a Palazzo Koch l'apertura di un tavolo per discutere insieme delle nuove norme, sostengono che il vero problema sia la patrimonializzazione degli intermediari. L'art 22 del Tuf, infatti, sancisce la separazione patrimoniale tra il conto del cliente e della società - il cosiddetto «conto beni di terzi» - si riferisce soltanto alle società di intermediazione mobiliare, e dunque non è applicabile agli intermediari valutari.

Nel 2005, una nota azienda italiana attiva sul Forex inviò un'informativa a Bankitalia, chiedendo se fosse conforme alla legge una separazione patrimoniale effettuata attraverso dei conti nominati vincolati o mediante conti beni di terzi. Allora, il parere fu favorevole su entrambe le modalità, mentre oggi, a cinque anni di distanza, il conto beni di terzi è di fatto vietato.
Un esempio lampante della confusione normativa in cui versa il mercato più liquido al mondo.
(Articolo de "Il riformista" venerdì 2 aprile pag 10)

Manda il tuo commento a info[at]borsamonitor.it   (sarà pubblicato anonimo)

Commento 1
il modo in cui si stà cercando di regolamentare un mercato come quello del Forex è, a mio parere, sbagliato. Giusto separare il conto della Società da quello dei clienti ma non per questo è giusto inibire la leva su un mercato le cui oscillazioni non sono certo paragonabili a quelle dei mercati su stocks, futures, opzioni o indici.
La leva nel forex ha un significato non simbolico ma essenziale per rendere "appetibile" un mercato che altrimenti non lo sarebbe.
Il rischio di solvibilità si copre con il margine di Sell out a ricopertura automatica senza lasciare la sua gestione alla discrezione del cliente. Il tentativo "moralizzante" di Banca d'Italia appare come un tentativo patetico di tutela degli interessi delle grandi banche nazionali che si sono rese incapaci di approcciare seriamente un simile mercato ed un altrettanto grande opportunità di business visti i numeri di trader che vi si dedicano.
 
L'Italia, manco a dirlo, è tra le ultime nazioni come percentuale sul totale dei trader attivi che investe nel Forex e questo a causa della scarsa conoscenza dell'inglese e, sopratutto, nell'offerta nazionale insufficiente e di scarsissima qualità.
 
Senza fare nomi ma a tutti è noto come due dei più grossi operatori di trading on line sul mercato italiano offrino il forex come un attività da svolgersi durante le ore diurne (anche se il mercato è continuo) e con spread da broker del terzo mondo.
 
Una riforma così come prospettata potrà solo indurre spostare forti capitali all'estero dove al centro dell'attenzione sono le necessità operative del cliente e non i tornaconti delle banche. Un cliente soddisfatto è una conquista che ripaga sempre. Un cliente "legato" è una potenzialità repressa che non crea nessuna ricchezza.
 
Se proprio si vuole moralizzare il settore allora si dovrebbe costituire un ente di controllo che vigili sulla correttezza delle oscillazioni, sui costi di rientro e loro tempi nonché sula fornitura di un cumulato in tempo reale dei volumi tradati da parte di tutti i broker aderenti.
 
In ultimo mi sento in dovere di dire che è inutile e dannoso cercare di seguire le riforme, sbagliate, messe in atto dall'amministrazione Obama. Mi riferisco in particolare al divieto di hedging.
Ogni grafico suggerisce all'analista tecnico differenti strategie e impedire l'apertura di operazioni opposte danneggia l'investitore oltre che impedire di fatto una copertura del rischio esposizione.
 
Dr. Daniele Livio Dainesi
(Studio DAINESI)

Commento 2
non ho dati alla mano ma ritengo che il grosso dei clienti si rivolga già ad intermediari esteri. Non ho idea a che circuiti si rivolgano gli istituzionali ma credo che anche qui passi poco per l'italia.

In ogni caso la leva 10 a mio avviso lascia ancora un buon margine per operare e probabilmente tutela di più i risparmiatori. E' un provvedimento che va quindi a penalizzare principalmente i broker italiani.

Dal punto di vista di un webmaster (quale più o meno sono) con un sito tematico sul forex non prevedo che i volumi di traffico sul sito cambino significativamente in base a questa decisione, i broker esteri continueranno a pubblicizzarsi nei circuiti italiani come hanno sempre fatto e questo continuerà a suscitare l'interesse di molte persone. (Anonimo)

Sulla stampa
Un articolo del Riformista del 4 aprile 2010 di Antonio Vanuzzo aggiunge un tassello alla questione. (Gli americani non limiteranno la leva).
DOCUMENTO. Con una lettera - scoperta dal Washington Post - il segretario del Tesoro americano risponde a un parlamentare Usa, dicendo che non bisogna fissare paletti troppo alti per la capitalizzazione: si rischiano «svantaggi competitivi per le compagnie statunitensi rispetto alla concorrenza»(...europea ndr.)
Una lettera rivela che Geithner risponde al parlamentare democratico Keith Ellison, il quale aveva chiesto delucidazioni su come, nel testo allo studio, si intendesse procedere per limitare la leva che le banche sarebbero state in grado di utilizzare. Nella missiva, datata 11 gennaio e spedita in copia anche all’attuale numero uno della Fed Ben Bernanke, il segretario al Tesoro in pratica delega la questione al Comitato di Basilea sulla supervisione bancaria, ricordando che lo scorso dicembre l’organo ha rilasciato una proposta di ratio sulla leva, allo scopo di arrivare, entro la fine del 2010, a un testo sui requisiti di capitale internazionali da implementare entro il 2012. Fin qui niente di nuovo, tutto già previsto nell’agenda delineata durante i lavori del G20 di Pittsbourgh.

Geithner sostiene inoltre di non voler «codificare per via legislativa uno specifico requisito numerico per la leva». Gli effetti provocati da requisiti di capitale troppo bassi, spiega il giovane ministro newyorkese, provocano perdite nel «deposit insurance fund», il fondo di garanzia a tutela dei depositi, e instabilità finanziaria.
«requisiti di capitale fissati per legge, potrebbero intralciare la Federal Reserve e altre istituzioni bancarie nel loro sforzo di rafforzare i requisiti di capitale per renderli meno prociclici e nell’esplorare il rapporto tra costi e benefici nel rendere i requisiti di capitale decisamente contro ciclici». In pratica: i mercati finanziari sono dinamici e, dunque, meglio lasciare che sia Basilea 3 a fissare dei limiti uguali per tutti.
Scopo: permettere alle istituzioni di negoziare con successo un rapporto di leva a livello internazionale in grado di funzionare in tutte le maggiori istituzioni finanziarie, che non presenti svantaggi competitivi per le compagnie statunitensi rispetto alla concorrenza».
In altre parole, se il Congresso Usa fissasse un limite alla leva, gli operatori finanziari americani si ritroverebbero con meno potere negoziale rispetto ai tecnici che stanno approntando Basilea 3.
Geither
non vuole precludersi nulla e quindi spazio al libero mercato. La leva non si tocca per non danneggiare i fondi americani e limitare le loro possibilità di accesso al mercato del Vecchio continente.
..della serie «Lasciatemi la leva e risolleverò Wall Street»
 
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